Vincenzo De Luca e Jules Winnfield, personaggio di Pulp fiction

Ancora minacce ai cittadini nel corso dell’ultima puntata di «Porta a Porta». Ma l’ex sindaco – in evidente overdose di considerazione di sé – davvero crede di essere Jules Winnfield di «Pulp fiction»?

È una fase difficile e pericolosa, per la Campania, quella che stiamo affrontando. E non solo dal punto di vista sanitario. Ad aggravare la situazione c’è l’inutile protagonismo muscolare del governatore Vincenzo De Luca che, ancora ieri, durante la trasmissione «Porta a Porta», ha minacciato di nuovo i cittadini campani di un prossimo lockdown. «Questa è la penultima ordinanza prima di chiudere tutto», ha scandito con il solito cipiglio nervoso. E l’occhietto spiritato.

È importante che, di fronte a questa protervia, tutti quelli che possono – media, politici, imprenditori e uomini di buona volontà – ricordino a De Luca quello che è. Ovvero: un semplice politico eletto a una carica pro tempore di grande responsabilità, ma non per questo foriera di poteri straordinari. Il governatore sta gestendo male la popolarità che gli ha arriso con l’avvento del coronavirus. È un 70enne che deve governare un territorio. Non è Jules Winnfield di «Pulp fiction». Quello che recita: «Ezechiele 25,17. Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre; perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te».

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