Il marito e padre delle vittime, che non è indagato, entra tre volte in Questura. La polizia acquisisce documenti e dispositivi elettronici
Prima gli uffici, poi l’abitazione. Quindi una chiavetta Usb e due computer consegnati agli investigatori. L’inchiesta sulla morte per ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita accelera sul fronte delle acquisizioni.
Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, non è indagato. Ha assistito alle perquisizioni e, nel corso della stessa giornata, è entrato tre volte in Questura.
Gli agenti passano al setaccio casa e studi
La polizia ha controllato i due studi commercialistici di Di Vita, uno a Pietracatella e l’altro a Campobasso, insieme all’abitazione che l’uomo ha preso recentemente in affitto.
Gli investigatori hanno portato via documenti, materiale digitale e una borsa appartenuta ad Antonella.
Stylo24 aveva già seguito l’inchiesta sulla ricina e gli accertamenti attorno alla cerchia familiare.
In Questura torna tre volte
Il primo passaggio negli uffici di polizia serve per firmare i verbali delle operazioni. Poco dopo Di Vita torna spontaneamente e consegna una memoria esterna.
«Sono serenissimo», dice ai cronisti.
Più tardi rientra ancora, questa volta con due computer, messi a disposizione degli investigatori perché possano copiarne il contenuto. «Arriverà il momento in cui avremo qualcosa da dire».
Il legale: «Mettiamo a disposizione tutto»
L’avvocato Vittorino Facciolla chiarisce che gli accertamenti riguardano immobili «a disposizione dell’intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni».
Poi aggiunge: «Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli, non abbiamo la preoccupazione di dover giungere a facili conclusioni».
La posizione della difesa resta la stessa: collaborazione piena con gli investigatori.
I campioni finiscono sotto le lenti degli esperti tedeschi
Una parte delicata dell’indagine è affidata agli specialisti tedeschi. L’inchiesta resta aperta per duplice omicidio premeditato contro ignoti, mentre vengono analizzati alimenti, reperti e campioni biologici.
Gli esperti stanno lavorando anche sul materiale prelevato nell’abitazione.
Ora contano documenti, dispositivi e rapporti personali
Stylo24 aveva già ricostruito il lungo confronto tra Di Vita e un’amica della famiglia.
Alle testimonianze si aggiungono ora computer, documenti e memorie elettroniche. La Procura prova a capire come la ricina sia entrata in casa e attraverso quale vettore abbia raggiunto madre e figlia.
Anche gli accertamenti sui dispositivi digitali delle vittime sono entrati nel fascicolo.

















