Maria Giulia Sergio negli studi televisivi di Canale5
Maria Giulia Sergio, Fatima, negli studi televisivi di Canale 5

La prima foreign fighter italiana potrebbe essere morta in Siria, già da tempo

C’è anche il veto della Cassazione, non potrà lasciare il carcere in cui è reclusa, per essere affidata ai servizi sociali, Marianna Sergio, sorella maggiore di Maria Giulia, Fatima, considerata la prima foreign fighter italiana, che andò in Siria nel 2014 per aderire al progetto dell’Isis. Marianna (arrestata nel 2015 a Inzago, in provincia di Milano) ha provato a usufruire della misura alternativa alla cella, ma prima il Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila, dove la donna (condannata, nel maggio del 2018, in via definitiva a 5 anni e quattro mesi) è detenuta, e poi la Suprema Corte, hanno dichiarato «inammissibile» la richiesta e in seguito il ricorso sulla bocciatura. Per la Cassazione, la difesa non è riuscita a contrastare le motivazioni della Sorveglianza che evidenziano l’«assenza di elementi significativi di un effettivo distacco dalla organizzazione terroristica (l’Isis, appunto)» a cui aveva aderito.

La sentenza
della Suprema Corte

Tra l’altro, è possibile leggere nella sentenza, la donna in carcere ha tenuto un «atteggiamento polemico e rivendicativo verso gli operatori» e non ha mai «manifestato alcuna revisione critica della condotta criminosa». Marianna Sergio, secondo gli atti, ha svolto una «incessante attività di persuasione» nei confronti dei suoi genitori affinché si trasferissero in Siria, dove era già andata Fatima, condannata a 9 anni in contumacia, per terrorismo internazionale. Di lei non si è saputo più nulla e potrebbe aver trovato la morte, proprio in Siria. Marianna, inoltre, hanno argomentato i magistrati, avrebbe portato avanti anche una «condotta di indottrinamento» nei confronti di «altre donne e, in particolare, di tale Lupan Yevdovika, cittadina ucraina».

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Le motivazioni
degli ermellini

Nella sentenza della Cassazione, che richiama la decisione dei giudici della Sorveglianza, si legge ancora che la giovane non ha «mai prestato collaborazione agli inquirenti per la individuazione degli altri sodali con i quali era stata in contatto: la sorella e la sua famiglia e la donna che l’aveva addestrata, tale Bushra Haik, che non era mai stata identificata». E in tal senso si sono anche «espresse le informazioni date dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano e dalla Procura nazionale antimafia».

La famiglia di Marianna
e Fatima è originaria
di Torre del Greco, anni fa
si è trasferita in Lombardia

Il padre delle due donne, Sergio Sergio, è morto in ospedale a Napoli, a novembre del 2017, per le complicazioni di una malattia. Anche l’uomo, nel dicembre del 2016, era stato condannato a 4 anni per «organizzazione del viaggio con finalità terroristiche» ed era in attesa del processo d’Appello. Nell’ottobre del 2015 era morta, invece, poco dopo essere stata scarcerata, pure Assunta Buonfiglio, la madre della jihadista italiana. Sergio, la figlia Marianna, e la moglie erano stati arrestati nel luglio del 2015 a Inzago.

Marianna Sergio:
mia sorella
Fatima era malata,
potrebbe essere morta

Tornando al destino di Fatima, anche Marianna, ha dichiarato che la sorella potrebbe essere morta in Siria. «Non credo che mia sorella sia ancora viva perché era malata», disse la giovane donna in videoconferenza dal carcere milanese di San Vittore, durante il processo d’Appello. Nel corso delle sue dichiarazioni in aula, Marianna aveva chiarito che l’intenzione sua e dei suoi genitori, era davvero quella di andare in Siria, non per abbracciare la causa dello Stato Islamico, ma proprio per poter vivere insieme a Maria Giulia, colpita da tempo da una malattia che, specificò, «le aveva impedito di realizzare i suoi sogni, come laurearsi in Medicina».