Nel riquadro il boss Rosario Giugliano

Arrestato insieme a un complice per il tentato omicidio di un ex collaboratore di giustizia

Nelle scorse ore, il Tribunale del Riesame ha respinto il ricorso di scarcerazione presentato dai legali del boss di Poggiomarino, Rosario Giugliano, detto ’o minorenne. Il 60enne è finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta per il tentato omicidio dell’ex collaboratore di giustizia Carmine Amoruso. Fermato lo scorso 18 aprile, il decreto di fermo si è tramutato in arresto il 6 maggio. Il provvedimento ha riguardato anche Nicola Francese (anche nei suoi confronti, il Riesame ha preso la stessa decisione), considerato complice di Giugliano.

I due, secondo la ricostruzione della Procura, sono entrati in azione nel pomeriggio del 13 aprile scorso, nei pressi dell’abitazione di Amoruso, a San Marzano sul Sarno (provincia di Salerno). Sul luogo del delitto sono stati repertati 14 bossoli, 4 calibro 9X21, e 10 calibro 9 millimetri Luger. Stando alla ricostruzione di investigatori e inquirenti, basata sui riscontri investigativi e su una serie di intercettazioni, Giugliano avrebbe scelto come base logistica per preparare l’agguato ad Amoruso, una mansarda a Pagani (paese del Salernitano).

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Il raid armato era fallito, l’obiettivo predestinato che viaggiava alla guida di un’auto con a bordo fratello e un cugino, aveva riportato soltanto una ferita all’altezza della scapola, mentre il volume di fuoco, si era abbattuto in gran parte contro la carrozzeria della vettura di Amoruso, una Ford Puma. Dopo l’agguato, gli 007 dell’Antimafia captano interessanti conversazioni che rappresentano ulteriore materiale probante a carico di Giugliano e di Francese.

Le intercettazioni,
l’agguato raccontato dal boss

«Siamo andati davanti a casa sua, lui è arrivato da dietro. Noi ci siamo fermati. Li ha avuti tutti frontali (i colpi, ndr). Non lo so come l’abbiamo preso, se l’abbiamo preso, nel senso che le botte (le pallottole) le ha avute tutte addosso», dice ’o minorenne, parlando con un interlocutore, tale Lello (non meglio identificato). «Due o tre botte stavano nel vetro, e poi nel cofano dell’auto (di Amoruso)», spiega Giugliano, che dice di non sapere se Amoruso sia riuscito a sopravvivere: «Poi io me ne sono venuto qua (presso la mansarda a Pagani, ndr), quindi non so». L’obiettivo dell’agguato raggiungerà l’ospedale di Sarno, dove verrà medicato. A salvargli la vita il cattivo funzionamento della pistola utilizzata da Giugliano, che si inceppa dopo pochi secondi.

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