martedì, Dicembre 7, 2021
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Se Report si ostina a voler demolire il made in Naples

di Francesco Monaco.

L’ultimo atto della particolare “guerra” di Report contro il made in Naples è stato l’attacco al caffè. Una delle più antiche tradizioni partenopee, che ogni giorno viene consumata e condivisa dai napoletani, ma non solo. Sono, infatti, tantissimi i turisti che affollano i bar del capoluogo campano solo per poter tornare nei loro Paesi di origine con il ricordo di uno dei sapori più conosciuti e apprezzati al mondo. Definito, però, nel corso del programma andato in onda pochi giorni fa, come “rancido”. Con il cattivo sapore che sarebbe dovuto alla miscela scelta e alla tostatura dei chicchi. Tanto da far ottenere al “Gran Caffè Gambrinus”, a nome di tutti i luoghi di aggregazione e degustazione della bevanda partenopea per eccellenza un voto che oscilla tra il 4,5 e il 5. E basterebbe pensare che la stessa trasmissione, cinque anni fa, aveva dato 3,5 al caffè di uno dei bar più famosi di Napoli e non solo.

Ma gli attacchi di ‘Report’ alla tradizione napoletana non si sono limitati solo al caffè. Anzi, il programma in onda sulle frequenze Rai è andato a colpire il simbolo culinario e non solo del made in Naples: la pizza. Nel 2014, infatti, il programma si scagliò contro le farine, i cartoni e soprattutto i forni utilizzando tutto ciò per bollarla come cancerogena. Il problema di fondo, però, fu che di concrete prove a fronte di una tesi che, andrebbe applicata, in effetti, al 99% di ciò che mangiamo, non ce ne furono. Anzi.

 

Basti pensare al fatto che l’inchiesta venne subito smentita dall’associazione Pizza verace napoletana, che sottolineò come la quantità di benzoapirene rilevata fosse 3 volte inferiore (0,5 nanogrammi su un grammo) rispetto al 1,5 nanogrammi dichiarati dal servizio andato in onda in tv. Tant’è vero che secondo le normative europee il limite massimo è di 30 nanogrammi per grammo. Insomma, se quello che riferì ‘Report’ avesse mai avuto un concreto effetto nella realtà, anche il pane, che si trova ogni giorno sulle tavole degli italiani, solo per citare il primo di tanti altri alimenti, dovrebbe sparire.

Insomma, al di là dei gusti personali dei sedicenti esperti, che possono preferire il caffè di all’americana a quello napoletano, nulla di compromettente sugli ingredienti, sulle tecniche di lavorazione è mai emerso. E quindi appare veramente come una ostinata campagna di delegittimazione questa voglia di presunti scoop.

 

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