di Giancarlo Tommasone

I carabinieri impegnati nelle indagini relative al ritrovamento dei «reperti archeologici dell’Isis» al porto di Salerno lavorano per individuare le direttrici del presunto traffico. Ma si deve pure capire perché lo scalo salernitano rappresenti uno dei terminali italiani per l’approdo dei manufatti dal valore inestimabile.

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Il termine inestimabile è utilizzato
lato sensu, perché i reperti, per essere rivenduti, un prezzo devono averlo per forza. Secondo quanto è stato fin qui ricostruito, un altro porto utilizzato
per far giungere in Italia i manufatti
è quello di Gioia Tauro

Il porto di Salerno

E’ proprio un fascicolo d’inchiesta aperto dalla Procura salernitana, dopo il reportage a firma di Domenico Quirico sulla Stampa (ottobre 2016), a sottolinearlo. Non è escluso che in precedenza, i reperti sarebbero giunti addirittura presso il porto di Napoli. Poi qualcosa sarebbe cambiato. L’allerta sarebbe  aumentata a partire dal 2014, periodo in cui il capo dell’Isis, Abu Bakr Al Baghdadi ha proclamato la nascita del Califfato. C’è da fare poi un’altra considerazione, i controlli che si registrano nel porto di Napoli, risulterebbero essere effettivamente più ferrei rispetto a quelli che si possono registrare a Salerno o a Gioia Tauro, gli unici due scali usati per far arrivare i reperti da Africa e Medio Oriente.

Il capo dell’Isis Al Baghdadi

I porti per far giungere in Italia i reperti
scelti in base ai livelli di controllo

Proprio la rigidità dei controlli giocherebbe un ruolo fondamentale sulla scelta di utilizzare detti porti per l’arrivo dei container con i reperti. L’apporto della camorra a questo presunto traffico, ipotizzano gli inquirenti, sarebbe marginale e si limiterebbe al semplice appoggio logistico. Effettivamente si tratta di una manovra di alto profilo, ordita da organizzazioni di un livello di gran lunga superiore rispetto alla malavita nostrana. Strutture più grigie che nere, che hanno la forza di contattare e di contrattare direttamente con ambienti dalle risorse economiche importanti.

Il ruolo della ‘Ndrangheta

L’unica mafia che forse potrebbe avere tale tipo di entrature (ma ipotizzano gli investigatori, il suo ruolo sarebbe solo di mera mediazione e di trasporto dei reperti sul territorio italiano) è la ’Ndrangheta. In seguito al concretizzarsi della vendita dei reperti, i ricavi poi, andrebbero a foraggiare le attività dell’Isis. I manufatti provenienti da Africa e Medio Oriente finirebbero soprattutto in Russia, Svizzera e Germania. Il traffico verso gli Stati Uniti, negli ultimi anni, si sarebbe invece drasticamente ridotto.

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