Il latitante Renato Cinquegranella

La lista «most wanted» diramata dal Viminale.

Matteo Messina Denaro, Giovanni Motisi, Rocco Morabito, Renato Cinquegranella. Sono due mafiosi, uno ‘ndranghetista e un camorrista i primi quattro superlatitanti inseriti nella lista dei “most wanted” stilata dal Viminale. Lista che – dopo l’arresto del camorrista Marco Di Lauro il 2 marzo scorso a Napoli – comprende anche un quinto e ultimo nome, quello di Attilio Cubeddu: niente mafie per lui ma un ruolo da protagonista nell’Anonima sequestri sarda. Per l'”ultimo bandito” di Ogliastra non ci sono piu’ tracce da tempo, e anche di lui si dice che sia passato a miglior vita, forse ucciso.

Il piu’ conosciuto, e pericoloso, di tutti resta Messina Denaro, “u siccu”, “il magro”, letteralmente sparito nel nulla nel ’93, l’anno delle bombe a Milano, Firenze e Roma, dopo una vacanza a Forte dei Marmi con i fratelli Graviano: e’ ricercato in campo internazionale – precisa la scheda della Direzione centrale della Polizia criminale – per “associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti, furto ed altro”. Giovanni Motisi, “u pacchiuni”, “il grasso”, 59 anni, palermitano doc, ricercato dal ’98 per omicidio, dal 2001 per associazione di tipo mafioso e dal 2002 per strage: quattro anni fa e’ finito anche nella lista dei criminali piu’ ricercati dall’Europol. Ha l’ergastolo da scontare, il killer di fiducia di Toto’ Riina, secondo un collaboratore di giustizia presente anche quando si parlo’ per la prima volta di ammazzare il generale Dalla Chiesa. Latitante per quasi meta’ della sua vita e’ stato Rocco Morabito, 53 anni, tornato ad essere “primula rossa” della ‘ndrangheta dopo la clamorosa evasione dell’estate scorsa dal carcere di Montevideo. Parente di Giuseppe, detto u’tiradrittu, e affiliato a una delle piu’ potenti ‘ndrine della Locride.

ad

E poi c’è lui, boss della camorra napoletana, classe 1949, anche di Renato Cinquegranella si sono praticamente perse le tracce dal 2002. Ricercato per associazione a delinquere di tipo mafioso, concorso in omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione ed altro. Il suo nome compare nelle cronache di uno degli omicidi che piu’ ha scosso Napoli, il massacro del capo della Mobile Antonio Ammaturo e del suo autista, Pasquale Paola, il 15 luglio 1982 per mano delle Brigate Rosse. L’episodio confermo’ l’esistenza di un ‘patto scellerato’ tra le Brigate Rosse e i capi-zona della camorra del centro di Napoli. Durante la fuga, alcuni brigatisti rimasero feriti e vennero aiutati da alcuni camorristi, tra cui Cinquegranella.

Leggi anche / Quando la camorra diventa macelleria messicana

Il cui nome ritorna per un altro omicidio efferato in grado di segnare la storia della camorra napoletana e compiuto sei mesi prima: quello di Giacomo Frattini, detto ‘Bambulella’. Il giovane affiliato alla Nco di Raffaele Cutolo venne rapito, torturato e fatto a pezzi, il 21 gennaio 1982, meno di un mese dopo aver lasciato la sua cella nel carcere di Bari. Le sue mani furono ritrovate, così come il suo cuore, in due sacchetti di plastica lasciati all’interno dell’auto, nel cui bagagliaio, venne lasciato il corpo, avvolto in un lenzuolo.

Secondo le dichiarazioni dei pentiti della Nuova famiglia, l’omicidio di Bambulella (per il quale addirittura era stata proposta la crocifissione, davanti la casa del ‘professore di Ottaviano’, ma ci sarebbe voluto troppo tempo e sarebbe stato estremamente rischioso) era la vendetta del gruppo criminale noto inizialmente col nome di ‘Fratellanza napoletana’ per la strage del carcere di Poggioreale, eseguita dai killer della Nco il 23 novembre 1980, mentre la terra tremava ancora in seguito al sisma che sconvolse la Campania. Secondo quanto riferito da alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Luigi Giuliano, a casa del quale si svolse il summit che sentenziò l’atroce omicidio, suo fratello Guglielmo e Maurizio Prestieri, a infierire sul corpo di Frattini, “strappandogli” letteralmente via il cuore dal petto sarebbero stati un allora 29enne Paolo Di Lauro e l’ex macellaio Aniello La Monica. Che poi, a sua volta, sarà ucciso nella primavera dello stesso anno dallo stesso ‘Ciruzzo ‘o milionario’, per l’atto che certificherà la sua ascesa definitiva al gotha della camorra.

Nel maggio 2014 la Cassazione confermerà l’ergastolo per Di Lauro ed altri camorristi quali Luigi Vollaro, Raffaele Abbinante e, appunto, Renato Cinquegranella. Per il quale, dal dicembre 2018 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, finora senza esito.