dia camorra

“A Napoli, parallelamente al persistente stato di contrapposizione violenta tra bande per la conquista del territorio, clan piu’ strutturati e dalla forte vocazione imprenditoriale persistono nella logica dell’inabissamento”. E’ quanto si legge nella Relazione semestrale della Dia – Direzione Investigativa Antimafia, riguardante l’attivita’ svolta ed i risultati conseguiti nella prima meta’ del 2017.

Il boss di Giugliano, Francesco Mallardo
Il boss di Giugliano, Francesco Mallardo

“Alcuni clan storici – distanti dalle esibizioni violente delle bande di adolescenti – mantengono, infatti, il controllo delle aree di influenza – sottolinea la relazione della Dia – grazie all’indiscussa forza di assoggettamento, ad una strategia di mimetizzazione e a scelte operative che prediligono i grandi traffici internazionali e i conseguenti investimenti in altre regioni d’Italia ed all’estero. Tra questi clan si segnalano i Mallardo di Giugliano in Campania, i Polverino e i Nuvoletta di Marano di Napoli, nonche’ i Moccia di Afragola. Si tratta di sodalizi di pluriennale tradizione camorristica, che nel panorama delinquenziale di matrice mafiosa restano tra le organizzazioni piu’ strutturate e potenti della Campania, caratterizzate da una consolidata capacita’ economica ed imprenditoriale di altissimo livello”.

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“Tra i fattori che indubbiamente concorrono alla ‘sopravvivenza’ di tali storiche fazioni – prosegue la relazione della Dia – vi e’ anche il condizionamento di settori nevralgici dell’economia locale – spesso legati a forniture e appalti – e l’infiltrazione negli apparati pubblici”.

Show del boss Zagaria in aula tra minacce e messaggi nascosti
Il boss Michele Zagaria, capoclan dei Casalesi

“La provincia di Caserta, assieme a quella di Napoli – evidenzia la Dia –, e’ l’area della Campania a maggiore densita’ mafiosa. Le organizzazioni camorristiche casertane risultano ancora strutturate secondo un modello mafioso gerarchico, facendo riferimento a capi clan quasi tutti detenuti. In particolare, il cartello dei Casalesi continua ad esercitare la propria forza di intimidazione attraverso le estorsioni e il condizionamento degli apparati pubblici. Tuttavia, anche nell’avellinese, nel beneventano e nel salernitano sono operativi gruppi autoctoni strutturati, con caratteri tipicamente mafiosi, funzionalmente pronti ad assicurare sostegno logistico e militare ai clan delle aree limitrofe”.

“Sul piano generale, i principali ‘settori’ da cui le organizzazioni camorristiche continuano a trarre profitti sono – sottolinea la Dia – il traffico di sostanze stupefacenti, lo smaltimento e la gestione illecita dei rifiuti, il contrabbando di sigarette, la commercializzazione di prodotti con marchi contraffatti, la gestione di giochi e scommesse, la falsificazione di banconote e documenti, le speculazioni edilizie, l’infiltrazione negli appalti pubblici, il riciclaggio e il reimpiego di capitali, l’usura e le estorsioni”.