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di Giancarlo Tommasone

Un ricorso da parte di undici  appartenenti al Corpo della polizia municipale di Napoli, è stato presentato all’attenzione dei giudici del Tar Campania. A far scattare l’azione, la delibera di Giunta municipale (numero 409 del 9 agosto 2018) con la quale sono stati approvati il nuovo organigramma del Comune di Napoli ed il nuovo Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi, nell’ambito del processo di riorganizzazione dell’Ente. Una riforma che premia l’accentramento dei poteri in capo al sindaco de Magistris e al direttore generale Auricchio.

Al centro del contendere
il Dipartimento
di Sicurezza, in cui, in virtù
della succitata delibera,
confluisce il Corpo
della polizia municipale

Secondo i ricorrenti, tale modifica va ad incidere illegittimamente sul Regolamento del Corpo, approvato con delibera (la numero 45) di consiglio comunale il 17 febbraio del 1997. Anche perché, è scritto nel ricorso, «con la delibera oggi impugnata, l’Amministrazione comunale, in evidente violazione dello Statuto comunale, ha previsto la costituzione di 3 macroaree, cui afferiscono ulteriori sotto aree, la cui costituzione è del tutto svincolata dal raggiungimento di singoli obiettivi e programmi».

Le tre macroaree a cui si fa riferimento sono quelle che vanno
sotto il nome di ‘Territorio’, ‘Rapporti con la città’ e ‘Vivere la città’

Ebbene, il secondo comma dell’articolo 43 dello Statuto del Comune di Napoli prevede che l’organizzazione amministrativa del Comune si articoli «in dipartimenti, servizi ed uffici». Possono essere costituite aree funzionali ma limitatamente a «specifici obiettivi e programmi».

Ma, è sottolineato ancora nel testo dei ricorrenti, l’amministrazione avrebbe violato lo Statuto, incentrando l’organizzazione della macchina comunale «proprio su quelle strutture (le aree funzionali) che, a norma dello Statuto, costituiscono eccezioni».

C’è di più ed ha a che fare con la presunta
violazione del Regolamento della polizia municipale

La delibera del 9 agosto 2018, nel modificare l’organigramma comunale, ha previsto – come abbiamo scritto in precedenza – che il Corpo di polizia municipale confluisca all’interno del Dipartimento Sicurezza, posto alle dipendenze del direttore generale del Comune. Così facendo, però, sottolineano i ricorrenti, l’Amministrazione comunale sarebbe andata ad incidere sul Regolamento del Corpo (approvato con delibera di Consiglio comunale in data 17.2.1997 n. 45, come modificato dalla successiva delibera di Consiglio comunale in data 4.9.2017 n. 68). Le modifiche disposte dall’Amministrazione con il provvedimento impugnato «hanno, nei fatti, soppresso il Corpo di polizia municipale, prevedendo che lo stesso confluisca all’interno di un Dipartimento», è scritto nel testo del ricorso. Ma c’è un però ed ha a che fare con le competenze: per la modifica del Regolamento del Corpo c’è bisogno di una delibera del Consiglio comunale.

Su questo versante, dunque, si registrerebbe un vizio di incompetenza della Giunta comunale (riferendoci alla delibera 409 del 9 agosto 2018), «non rientrando il potere di modifica del Regolamento di polizia municipale tra i poteri della Giunta», è possibile ancora leggere nel testo del ricorso presentato al Tar per l’accoglimento.

Dal punto di vista delle competenze, ci ritroveremmo, dunque, davanti a un caso analogo a quello della famosa «Delibera dei Maggiori», per la quale si dovette ricorrere a una seduta quasi monotematica (durata circa 8 ore) del Consiglio per l’approvazione. La delibera poi, per altri motivi, fu dichiarata nulla dal Tar.

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