Uno scorcio di Reggio Calabria vista dall'alto

Processo ’Ndrangheta stragista, il progetto eversivo per dividere l’Italia in tre tronconi e affidare lo Stato del Sud a una consorteria criminale

Il progetto separatista, quello di dividere l’Italia in tre tronconi, per affidare la guida dello Stato del Sud a una consorteria politico-mafioso-massonica, sarebbe nato e si sarebbe strutturato in Calabria. «Seppi dai miei referenti calabresi (e non solo), di cui non ricordo i nomi, ma che potrei riconoscere, che all’interno del Grande Oriente d’Italia, all’inizio degli anni ’90, vi erano soggetti che sostenevano i movimenti separatisti siciliani e meridionali in generale. Reggio Calabria era il centro propulsore, l’origine di tali movimenti autonomisti che trovavano sostegno in numerosi esponenti della massoneria e più esattamente del GoI (acronimo che sta per Grande Oriente d’Italia, ndr)». E’ quanto dichiara, l’ex Gran Maestro del GoI, Giuliano Di Bernardo ascoltato dai magistrati nell’ambito dell’inchiesta ’Ndrangheta stragista (scaturita nel processo conclusosi a luglio scorso con la condanna all’ergastolo dei boss Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone).

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Di Bernardo viene ascoltato dai magistrati, in qualità di teste, il sei marzo del 2014. Riguardo al progetto separatista, afferma ancora: «Ero molto preoccupato da questa situazione. Al Settentrione vi era la Lega Nord, a Sud si stavano creando questi movimenti separatisti. Vedevo il nostro Paese a rischio. In tutto questo, avevo accertato che assai probabilmente la precedente gestione del Gran Maestro del Goi era al centro di un traffico di armi con paesi extra-europei». «Sapevo che il noto Gioacchino Pennino (poi pentito si, ndr) era massone. Mi dicevano, non ricordo chi me lo disse, che era una persona pericolosa in quanto legato alla criminalità organizzata. In seguito seppi che collaborò con la giustizia. Me lo volevano presentare ma io non volli conoscerlo», dichiara pure Di Bernardo.

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