Dieci anni a tre uomini dei servizi egiziani per il sequestro del ricercatore. Assolto il quarto imputato, nessuna condanna per l’omicidio.
Tre uomini dei servizi di sicurezza egiziani sono stati condannati a dieci anni per il sequestro di Giulio Regeni. È il primo verdetto che riconosce responsabilità penali per il rapimento del ricercatore italiano, mentre resta ancora senza un colpevole giudiziariamente accertato il suo omicidio.
La condanna si ferma al sequestro
La Corte d’assise di Roma ha riconosciuto colpevoli i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Assolto invece il generale Tariq Sabir.
Sharif rispondeva anche dell’omicidio e per lui l’accusa aveva chiesto l’ergastolo. Su quel punto, però, i giudici non hanno ritenuto sufficienti le prove raccolte.
Il processo ha potuto andare avanti anche senza gli imputati dopo il passaggio davanti alla Corte costituzionale sul processo Regeni, chiamata a sciogliere il nodo creato dalla mancata collaborazione egiziana.
«La parte sostanziale dell’accusa ha retto»
Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi ha commentato la sentenza con parole misurate: «La parte sostanziale dell’impianto accusatorio ha retto».
Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha spiegato che, condannando gli imputati per il sequestro, la Corte ha riconosciuto il coinvolgimento degli apparati di sicurezza egiziani in quanto accaduto a Regeni. Per arrivare anche all’omicidio, però, il materiale raccolto non è bastato.
Le garanzie difensive e la possibilità di celebrare il processo sono poi tornate davanti alla Consulta in un successivo giudizio costituzionale.
I risarcimenti e la risposta di Tajani
La Corte ha riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva di 200mila euro ciascuno ai genitori di Giulio, 100mila alla sorella Irene e 150mila alla presidenza del Consiglio.
L’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia, ha letto il verdetto come un’affermazione della tutela della persona davanti agli apparati statali.
Antonio Tajani ha invece richiamato il perimetro della decisione: «Non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone».
La sentenza di primo grado consegna così una responsabilità giudiziaria per il sequestro, ma lascia aperto il passaggio più doloroso dell’intera vicenda: chi abbia ucciso Giulio Regeni.

















