lunedì, Luglio 4, 2022
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Referendum Giustizia, Lala: «Falcone? Avrebbe votato sì»

A Napoli appuntamento il 6 giugno a Palazzo Caracciolo

di Dante Cascone

Lo sciopero dei magistrati non ha ottenuto l’adesione sperata, e allo stesso tempo la campagna referendaria non sembra decollare. Abbiamo chiesto all’avvocato Marcello Lala, segretario di Riformismoggi e portavoce campano di Italia Viva, un suo parere a pochi giorni dall’election day del 12 giugno.

Avvocato Lala, la compagna referendaria sembra non interessare nessuno se non gli addetti ai lavori?

«È vero. La campagna referendaria non sta avendo la risonanza che merita come se la giustizia non fosse il tema dei temi che ha condizionato la vita sociale e politica dell’Italia in questi ultimi 30 anni. È dal 1993 che magistratura e politica sono in perenne conflitto e questo perché c’è stato un vero e proprio squilibrio dei poteri dello Stato , squilibrio che pende tutto dalla parte della magistratura e di alcuni magistrati in particolare».

Un referendum che tende a punire i magistrati?

«Assolutamente no. Un referendum che tende a ristabilire l’equilibrio perso o almeno prova a farlo a vantaggio della giustizia giusta e di quei magistrati che fanno quotidianamente il loro dovere tra mille difficoltà».

Siamo a pochi giorni dall’anniversario della morte del giudice Giovanni Falcone: lei cosa si sente di dire in merito alla riforma della giustizia che il parlamento sta per varare attraverso la proposta della ministra Marta Cartabia?

«La morte di Giovanni Falcone è una morte ancora avvolta dai misteri. Ero appena ventenne, ma ricordo bene quel periodo e ricordo bene quel giorno. Un delitto che si inserisce in un contesto particolare della storia del nostro paese. Pochi anni prima era caduto il muro di Berlino e vi era stata la fine dei due blocchi, era iniziata tangentopoli che stava travolgendo tutto il sistema politico e partitico del nostro Paese, salvando però quei soggetti vicini alla parte della magistratura più politicizzata, ossia Magistratura democratica. Una vera e propria strategia della tensione che ha visto negli omicidi di Falcone prima, e Borsellino poi, i momenti di innesco».

«Un periodo storico del nostro Paese che avrebbe meritato una commissione di inchiesta per scrivere parole di verità. Ma siccome molti di coloro che hanno tratto vantaggio sono stati e sono ancora al potere la commissione di inchiesta non si è mai fatta e credo che mai si farà. Tornando alla sua domanda se Falcone fosse ancora vivo cosa avrebbe votato? Sicuramente 5 sì, soprattutto non avrebbe avuto dubbi sul referendum che riguarda la riforma del Csm di cui lui stesso fu vittima».

Il 6 giugno a Napoli a Palazzo Caracciolo la sua associazione Riformismoggi insieme a Lega, Italia Viva e Partito Radicale terranno una manifestazione proprio sul tema della campagna referendaria come pensate di portare a votare le persone che ancora oggi non sanno della esistenza dei referendum?

«Beh, devo dire che l’astensionismo è un fenomeno che da anni caratterizza il nostro paese e non solo. Un fenomeno grave che sottolinea la distanza tra il mondo della politica e la gente comune. Sui temi referendari questo fenomeno è ancora più amplificato».

«Detto questo abbiamo chiesto insieme al Presidente di Riformismoggi Giulio Di Donato di partecipare ad esponenti nazionali come il Vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, Gennaro Migliore di Italia Viva e Maurizio Turco del Partito Radicale di venire a Napoli e parlare di giustizia e di riforma della giustizia proprio per attirare l’attenzione di un popolo distratto, preso da mille difficoltà e uscito, non ancora del tutto, dalla crisi pandemica e pienamente coinvolto dalla crisi economica dettata dai temi geopolitici. Sembra non essere la priorità in città come Napoli la giustizia ma di giustizia non giusta e di sistema giudiziario malato rischia di morire non solo Napoli ma l’intero paese. Per questo è necessario andare a votare e votare 5 SI per la separazione delle carriere, la riforma del Csm, la riforma della custodia cautelare, l’abolizione della legge Severino e riforma del consiglio giudiziario».

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