Il vicepresidente del Consiglio dei ministri, Luigi Di Maio, e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris

di Giancarlo Tommasone

Cosa abbia giocato a favore di un progetto politico rispetto a un altro, alle elezioni del 4 marzo scorso, è l’argomento di discussione delle ultime ore. A ben guardare si è posto l’accento soprattutto sulla questione del reddito di cittadinanza, che il Movimento 5 Stelle sbandiera ormai da anni e che, secondo l’opinione di molti, avrebbe avuto il suo peso nel momento in cui – soprattutto al Sud – il cittadino si è recato ad esprimere la propria preferenza.
Luigi Di Maio aveva promesso per le famiglie in difficoltà, con due bambini di età inferiore ai 14 anni ben 1.630 euro al mese (così annuncia sulla sua pagina Facebook postando tanto di locandina). Una cifra più che dignitosa, nell’attesa che quei genitori disoccupati trovino lavoro. Sul portale movimento5stelle.it si spiega che per una famiglia di tre persone, con genitori disoccupati a reddito zero e figlio maggiorenne a carico, il reddito di cittadinanza per la famiglia sarà pari a 1.560 euro al mese.

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La locandina che pubblicizza il reddito di cittadinanza

Mentre per una coppia di pensionati con pensioni minime da 400 euro ciascuno, il reddito di cittadinanza sarà pari ad altri 370 euro per la coppia, come integrazione al reddito. La soglia pro capite da raggiungere è stabilita dunque in 780 euro. Una cifra che spesso, dalle nostre parti rappresenta la paga media di un lavoratore. Sottopagato, vero, ma qui non stiamo facendo un discorso di sfruttamento del lavoro o meno.

Il Comune di Napoli - stylo24
Il Comune di Napoli – stylo24

Giusto per dire che 780 euro mensili fanno gola a chi magari, è in difficoltà; e la speranza che il progetto si realizzi, (quei 780 euro) lo potrebbero pure aver spinto a votare in una direzione piuttosto che in un’altra. Non molto differente dalla proposta del M5S appare quella fatta nel 2016 dal sindaco Luigi de Magistris poco prima delle elezioni amministrative (che poi avrebbe vinto).
La giunta comunale introdusse il reddito minimo cittadino di circa 600 euro. Per accedervi, spiegò la fascia tricolore a Radio24, occorreva aver compiuto la maggiore età, non percepire reddito ed essere residenti, anche se stranieri e senza fissa dimora, da almeno 24 mesi a Napoli. La proposta poi si è arenata.
Partendo dal presupposto che né il reddito di cittadinanza sbandierato dal M5S né quello di de Magistris apparirebbero al momento – e nei fatti – realizzabili, poiché non supportati dalle rispettive casse del Governo e del Comune, c’è da sottolineare il fatto che anche grazie a quel tipo di proposte – insinuano i detrattori politici dei grillini e del sindaco – si può raggiungere l’obiettivo di vincere, a mani basse, le elezioni. Cosa che in effetti è avvenuta sia per il Movimento, alla tornata del 4 marzo, che per de Magistris, a quella del 2016.