I Cinque Stelle rilanciano il Reddito 2.0. Ma in Campania la misura promessa resta sulla carta e nella maggioranza affiorano tensioni
A volte ritornano. E infatti il Reddito di cittadinanza, mandato in soffitta dal governo Meloni, ricompare con tutti gli onori di casa nel lessico politico del Movimento 5 Stelle. Oggi, 24 settembre, alle 18, al Polo dello Shipping di via Agostino Depretis 51 a Napoli, il M5S riunirà parlamentari, consiglieri regionali, sindacalisti ed esponenti del partito per un incontro dal titolo che più esplicito non si potrebbe: «Reddito di cittadinanza: c’è chi dice sì». Ad aprire sarà Salvatore Flocco, consigliere regionale del Movimento, mentre a moderare ci sarà Fabio Greco, presidente della III Municipalità. Interverranno Danilo Della Valle, eurodeputato M5S, Francesca Borgese di USB Campania, Dario Carotenuto e Gilda Sportiello, deputati pentastellati, l’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ed Elena Vignati, consigliera regionale.
Il Reddito 2.0 torna al centro della proposta M5S
Non è, dunque, una semplice iniziativa di nostalgia politica. Ci sono insieme il livello nazionale, quello regionale, quello europeo e quello sindacale, e il calendario aggiunge un elemento che pesa. Solo pochi giorni fa, con il percorso NOVA, gli iscritti del Movimento hanno approvato il cosiddetto “Reddito 2.0”, cioè una revisione complessiva dell’Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro, riportando il sostegno al reddito al centro della propria proposta politica nazionale.
E allora la domanda è inevitabile: il M5S prepara il ritorno del Reddito di cittadinanza a livello nazionale, nell’ipotesi di tornare al governo, oppure vuole cominciare dalla Campania di Roberto Fico? Perché, se vale la seconda ipotesi, c’è già un problema: sono in ritardo. Il Movimento ha depositato in Consiglio regionale una proposta per istituire una misura campana di sostegno al reddito destinata ai nuclei esclusi dalle misure nazionali contro la povertà, ma quella misura, almeno per ora, resta sulla carta. La promessa c’è, l’atto politico pure, mentre il provvedimento concreto ancora non si vede.
La Campania di Fico diventa il banco di prova
Ed è proprio qui che il discorso si fa interessante, perché la Campania dovrebbe essere il laboratorio naturale dell’operazione. Qui governa Roberto Fico, qui il Movimento 5 Stelle ha un peso decisivo nella coalizione e qui il tema del sostegno al reddito è stato per anni uno dei terreni identitari dei Cinque Stelle. Se davvero si vuole dimostrare che il nuovo modello può funzionare, quale luogo migliore della Regione guidata da uno dei simboli storici del Movimento?
Naturalmente ci sono problemi seri da affrontare: la platea dei beneficiari, le coperture finanziarie, i controlli, il rapporto con gli strumenti nazionali già esistenti. Ma c’è anche una questione tutta politica, perché la maggioranza di Fico non è composta soltanto dal M5S e proprio sul terreno dei disoccupati ha già mostrato qualche crepa. Il precedente è recente: la Regione ha stanziato 8,3 milioni di euro per riattivare i tirocini destinati ai disoccupati di lunga durata di Napoli, ma su quella delibera Fulvio Bonavitacola, assessore alle Attività produttive ed esponente dell’area di Vincenzo De Luca, dopo aver inizialmente aderito ha ritirato il proprio assenso, chiedendo chiarimenti sulle modalità di selezione e sullo svolgimento delle attività.
Gli 8,3 milioni e la crepa nella maggioranza
Non è un dettaglio secondario, perché dietro Bonavitacola c’è un pezzo di maggioranza che fa riferimento politicamente all’area deluchiana e al gruppo “A Testa Alta”. E allora la domanda viene da sé: se già 8,3 milioni destinati ai tirocini sono bastati ad aprire una frattura, cosa potrebbe accadere davanti a una misura regionale di sostegno al reddito con una platea molto più ampia e costi inevitabilmente superiori? Fico vuole davvero aprire adesso questo fronte oppure preferisce aspettare che la partita si giochi a Roma, dove un eventuale ritorno del centrosinistra al governo consentirebbe al M5S di riproporre una misura nazionale senza doverne caricare interamente il costo sul bilancio regionale?
L’Assegno di inclusione ha cambiato il modello
È un’ipotesi politica, non un fatto dimostrato, ma è una domanda legittima, soprattutto perché nel frattempo una misura nazionale esiste già e si chiama Assegno di inclusione. L’ADI non è semplicemente il vecchio Reddito di cittadinanza con un altro nome: concentra il sostegno sui nuclei nei quali siano presenti minori, persone con disabilità, ultrasessantenni o soggetti in condizioni certificate di svantaggio, mentre per gli adulti considerati attivabili al lavoro esiste il Supporto per la formazione e il lavoro, legato a percorsi formativi e politiche attive. La differenza politica rispetto al vecchio modello è chiara: si prova a separare il sostegno alla fragilità dalla condizione dell’adulto occupabile, evitando che il sussidio diventi una sistemazione permanente anche per chi è giovane, abile al lavoro e teoricamente nelle condizioni di attivarsi.
Il vecchio Reddito e il peso delle frodi
C’è poi il capitolo dei controlli, che sul vecchio Reddito di cittadinanza ha pesato come un macigno. Sarebbe scorretto sostenere che con l’ADI le frodi siano magicamente scomparse, ma il nuovo sistema ha rafforzato i controlli preventivi e automatizzati, proprio per verificare i requisiti prima dell’erogazione, mentre sul vecchio RdC le indagini della Guardia di Finanza hanno fatto emergere nel tempo cifre enormi di somme indebitamente richieste o percepite.
Il M5S deve scegliere quale Reddito vuole rilanciare
Ed è qui che l’appuntamento di domani assume un significato politico molto più ampio di un semplice convegno. Il Movimento 5 Stelle torna a mettere in locandina, senza giri di parole, la formula “Reddito di cittadinanza” proprio mentre a livello nazionale prepara il “Reddito 2.0” e in Campania governa una Regione nella quale ha già promesso una misura analoga. La domanda, allora, non è soltanto se «c’è chi dice sì», ma soprattutto a che cosa si sta dicendo sì: al ritorno di una misura nazionale, al nuovo modello uscito da NOVA oppure al reddito regionale promesso in Campania? Perché, nell’ultimo caso, il tempo delle parole comincia a essere finito e servirebbe finalmente un atto concreto. Vincenzo De Luca permettendo.

















