Luigi Di Maio

di Giancarlo Tommasone

Nell’ambito delle «consultazioni» che vedono impegnati M5S e Lega per la formazione del nuovo Governo, torna sotto i riflettori il cavallo di battaglia dei pentastellati, il reddito di cittadinanza. Che per circa un mese e mezzo sembrava essere finito in secondo piano.

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Le luci della politica, ma soprattutto l’attenzione generale sul tema,
apparivano ultimamente assai affievoliti

Dall’altra parte, a tenere accesi i fari, ci sono stati i tanti italiani, pronti a chiedere conto, quasi quotidianamente, delle evoluzioni delle fasi relative al sussidio. Ma quello che ci si domanda, ci si è domandato e che ci si continuerà a domandare è: da dove si prenderanno i soldi per attuare tale manovra? Effettivamente, almeno sulla carta, si potrebbe attingere al Fondo sociale europeo.

Reddito di cittadinanza e Fondo sociale europeo

Del resto, come pure ricorda la bozza del contratto di Governo «giallo-verde», il Parlamento europeo si auspica che il 20% della dotazione complessiva del Fse sia destinata realmente alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Per tale motivo, Bruxelles, a ottobre scorso, ha invitato la Commissione europea a monitorare sulla destinazione.
Sia pure detto che l’Italia – relativamente alla programmazione 2014-2020 – sui 10,2 miliardi complessivi dei fondi del Fse, ne ha destinati a questo capitolo 2,3. Ma è nel momento in cui si vanno a fare i conti, che qualcosa (in verità, molto) non quadra e ci si trova davanti alla realtà della coperta men che corta. Ci si rende conto pure che il punto del «contratto» (alla voce reddito di cittadinanza) è tutt’altro che solido.

La sede della Commissione europea a Bruxelles

Per il reddito di cittadinanza c’è bisogno di 17 miliardi
l’anno, ma la dote del Fse arriva a 330 milioni

Dunque, per il sussidio è prevista una spesa annua di 17 miliardi, mentre dalla dote del Fse se ne possono prelevare poco meno di 330 milioni. Se si aggiungono i fondi del cofinanziemento nazionale si arriva a 500 milioni. E gli altri 16 miliardi e mezzo? Ma il problema, a parte l’esiguità dei fondi, sta nel fatto dei programmi regionali e nazionali. Per far confluire la dote del Fse (fosse pure sufficiente e non lo è), bisognerebbe andare a rinegoziare i suddetti programmi definiti tra il 2013 e il 2014 dall’Italia con l’Unione europea. «Un lavoro di una complessità estrema – come hanno sottolineato a Il Sole 24 Ore dalla Dg Occupazione – sia dal punto di vista politico che amministrativo».