I tre cavalieri Osso, Mastrosso e Carcagnosso (che la leggenda nera considera fondatori della onorata società)

di Giancarlo Tommasone

L’inchiesta Stige ha interessato anche il Napoletano. A finire in manette Aniello Esposito, residente a Cardito e marito di una consigliera comunale ad Afragola. Esposito è accusato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Dall’indagine sarebbero emersi rapporti intercorrenti tra l’uomo e la temibile famiglia Siena, costola dei FaraoMarincola di Cirò. Parliamo di ‘ndrangheta, naturalmente.

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Cutolo nel corso di un’udienza in tribunale

Non è la prima volta che la storia dell’organizzazione calabrese si intreccia con Napoli, la sua provincia e la Campania. A dire il vero l’alleanza tra cosche della camorra e ‘ndrine dura da più di 40 anni. Non volendo andare troppo lontani nel tempo, basta fermarsi all’uccisione di don Mico Tripodo nel carcere di Poggioreale. Il potente capobastone di Reggio Calabria viene assassinato dai killer della Nco su mandato dei De Stefano, con cui l’organizzazione di Raffaele Cutolo era in affari.

Il capobastone della ‘ndrangheta Mico Tripodo

Siamo nel 1976, da allora il rapporto non subirà quasi mai flessioni. Anzi si rafforzerà con la crescita esponenziale delle ‘ndrine e l’attecchimento di «locali» in diverse regioni italiane e persino all’estero. Risulta da inchieste giudiziarie che i calabresi si sarebbero riforniti di droga presso i Di Lauro mentre avrebbero imbastito un asse interregionale anche con gli oplontini Tamarisco. Alla fine del 2016, gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Napoli eseguono otto ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti esponenti del suddetto clan di Torre Annunziata e di una compagine criminale collegata alla ‘ndrangheta jonico-reggina. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, il sodalizio criminale oplontino aveva avviato intensi rapporti commerciali con la cosca calabrese PelleVottari di San Luca (Reggio Calabria) per l’acquisto di partite di cocaina destinate al mercato dello spaccio partenopeo. Fu anche intercettato un corriere che trasportava un chilo di stupefacente da consegnare nei pressi di un B&B di Torre Annunziata.

Paolo Di Lauro

Stretta collaborazione tra ‘ndrangheta, camorra napoletana e quella dei casalesi è emersa anche nell’ambito di Aemilia, inchiesta che ha fatto luce sul radicamento delle cosche calabresi nella regione della Bassa Padana. Per il pentito Giuseppe Giglio i rapporti tra le suddette organizzazioni sono di proficua collaborazione e si rafforzano in carcere.  Sempre Giglio svela che due campani organici ai casalesi furono utilizzati dalla ‘ndrangheta come picchiatori nel penitenziario bolognese della Dozza. La coppia avrebbe punito in carcere un conterraneo. Il pestaggio si sarebbe verificato nella sezione di Alta sicurezza e sarebbe stato ordinato dai vertici del locale perché il detenuto non si sarebbe attenuto alle disposizioni a lui imposte.