Ugo Russo, nell'immagine accanto il pronto soccorso devastato

Il raid nella zona di Santa Lucia. Il 15enne ammazzato da un carabiniere fuori servizio

di Luigi Nicolosi.

Notte di sangue alle spalle del lungomare di Napoli, entra subito nel vivo l’inchiesta che dovrà fare luce sull’omicidio del 15enne di Montesanto, Ugo Russo, ucciso da tre colpi di pistola durante un tentativo di rapina ai danni di un carabiniere fuori servizio. Pochi minuti il comando provinciale dei carabinieri di Napoli ha diramato una nota con cui fornisce una prima ricostruzione dei fatti: “Nella tarda serata di ieri, nel quartiere di Santa Lucia, un 15enne armato di pistola e con il volto travisato da uno scaldacollo e dal casco, giunto in via Generale Orsini con uno scooter insieme a un complice, ha tentato di rapinare l’orologio a un 23enne, che si trovava a bordo della propria auto, in compagnia di una ragazza. La vittima, carabiniere in servizio in provincia di Bologna, sotto la minaccia dell’arma puntatagli alla tempia, dopo essersi qualificato, ha esploso tre colpi con la pistola d’ordinanza, ferendo il 15 enne, che è deceduto poco dopo in ospedale”. Le indagini sono in corso e vanno avanti sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, con il pm che è intervenuto sulla scena del crimine nell’immediatezza dei fatti, e affidate ai carabinieri del nucleo Investigativo del comando provinciale di Napoli.

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In questo momento gli inquirenti stanno valutando la posizione del ragazzino che la scorsa notte si è presentato in caserma dopo la morta di Russo: si tratterebbe del complice. Quanto alla vittima, il ragazzino non sarebbe legato a organizzazioni criminali e non avrebbe precedenti alle spalle. Alcuni suoi familiari avrebbero però avuto dei guai con la giustizia in passato. Gli investigatori stanno, in particolare, passando al setaccio la rete di conoscenze e amicizie del 15enne: il ragazzino, originario del quartiere Montesanto, potrebbe infatti avere avuto nella propria cerchia di rapporti più di qualche aspirante babyras del rione.

La zona, vale la pena ricordarlo, ormai da alcuni anni è ritenuta sotto lo stretto controllo del gruppo Saltalamacchia, ormai egemone anche in buona parte del Cavone e dei Quartieri Spagnoli. Quanto al ragazzino che ha perso la vita la scorsa notte, il suo profilo social appare blindatissimo. Tra i pochi post pubblici ce n’è però uno che salta subito all’occhio: “Perché uccidere quando si può torturare?”.