Gli inquirenti verificano una possibile regia della camorra. Nel mirino il basista, i tunnel, le coperture e gli alibi sospetti.
Il fascicolo cambia passo
La possibile presenza della camorra dietro la rapina alla Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro è ora al vaglio della Direzione distrettuale antimafia. Sul colpo compiuto attraverso le fogne del Vomero lavorano i pm Maria Sepe e Urbano Mozzillo, coordinati dal procuratore aggiunto Sergio Amato, insieme ai carabinieri del nucleo investigativo.
L’assalto portò allo svuotamento di oltre quaranta cassette di sicurezza. Venticinque persone furono rinchiuse in un locale, mentre il commando completava la razzia e preparava la fuga.
La pista sotterranea arriva alla Sanità
Gli investigatori seguono un possibile percorso tra piazza Medaglie d’Oro, Stella, San Carlo e il rione Sanità. I rapinatori potrebbero aver usato la rete fognaria e cunicoli scavati in precedenza, per poi emergere in un cortile privato.
È uno scenario ancora da verificare. L’intervento della Dda di Napoli indica che gli inquirenti stanno esaminando eventuali legami con ambienti criminali organizzati, senza aver ancora definito natura e peso di quei rapporti.
Protezione, finanziamento oppure pizzo
Le ipotesi sono diverse. Esponenti vicini ai clan potrebbero aver finanziato l’operazione, offerto coperture durante la fuga o garantito la sparizione del bottino. Resta aperta anche la possibilità di un semplice via libera in cambio di una quota della refurtiva.
Il valore del colpo potrebbe raggiungere diversi milioni. Una somma capace di richiedere mezzi, luoghi sicuri e canali per dividere o rivendere i beni sottratti. Tutti passaggi sui quali mancano ancora riscontri conclusivi.
Il basista conosceva ogni stanza
Un ruolo centrale sarebbe stato svolto da un insospettabile. Avrebbe fornito la pianta dei locali, indicato il punto del pavimento da sfondare e descritto caveau, cassette e dispositivi di sicurezza. L’indagine sul presunto basista della banda del buco punta proprio a ricostruire questi contatti.
Non ha trovato conferma l’ipotesi di un complice nascosto tra clienti e ostaggi. La pista resta aperta perché quella stanza affacciava sulla piazza e avrebbe permesso di osservare i movimenti delle forze dell’ordine.
Tre squadre per un solo assalto
Tra le dodici e le quindici persone potrebbero aver partecipato al piano. Un gruppo sarebbe entrato dal sottosuolo, tre uomini avrebbero raggiunto la filiale con un’auto rubata e altri complici sarebbero rimasti all’esterno come vedette.
Le comunicazioni sarebbero passate attraverso ricetrasmittenti difficili da intercettare. I tre entrati dalla porta principale avevano maschere, calzamaglie e pistole giocattolo simili ad armi vere. L’Alfa Romeo Giulietta con targa clonata, lasciata come diversivo, non ha fornito elementi utili.
Viaggi fantasma e una vecchia rapina
Gli investigatori controllano viaggi mai compiuti e certificati medici che potrebbero essere stati usati per costruire falsi alibi. Cercano anche eventuali punti di contatto con la rapina alla Banca Popolare di Milano di Giugliano.
Su quell’assalto, una diversa inchiesta ha portato a dodici misure cautelari contro una banda specializzata nei colpi attraverso il sottosuolo. Il legame con il raid del Vomero non è provato. È uno dei fili che gli inquirenti stanno provando a seguire, insieme alla possibile regia criminale.

















