Renato Vallanzasca e Raffaele Cutolo

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di Giancarlo Tommasone

Tra i tanti episodi, racconti e leggende che circondano la vita in carcere del boss Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova camorra organizzata, c’è anche quello degli schiaffi a Renato Vallanzasca. Il particolare emerge durante un’udienza del procedimento imbastito contro la Nco, quello stesso tristemente conosciuto come processo Tortora, perché tra gli imputati figurava ingiustamente anche il noto presentatore genovese venuto a mancare nel 1988.

Enzo Tortora saluta un agente di custodia all’uscita del carcere di Bergamo.

In aula, a Napoli, quel 24 maggio del 1985, ci sono il collaboratore di giustizia Raffaele Catapano, ex «generale dell’esercito» di don Raffaele e Renato Vallanzasca, capo della Banda della Comasina.

Il bel René è stato tirato in ballo per una sua
presunta appartenenza alle fila della Nco.

Secondo i pentiti una vera e propria affiliazione a cui il boss milanese sarebbe stato sottoposto. A dir la verità, dice Vallanzasca, «non so nemmeno di cosa questo signore mi accusi». «Che lei è camorrista», spiega il presidente della Corte. «In istruttoria – precisa Catapano – ho dichiarato che Vallanzasca fosse un fiancheggiatore. L’ho conosciuto nel 1977».

Il presidente si procura seduta stante i verbali delle dichiarazioni di Catapano: «Vallanzasca Renato – legge e recita il giudice – lo conosco di persona. Siamo stati a Pisa una decina di giorni. Egli fino a qualche anno fa fiancheggiava la Nco e poi è stato regolarmente affiliato nell’organizzazione dalla quale è stato anche regolarmente finanziato».

L’interrogatorio del killer cutoliano Pasquale Barra

All’opposizione di Vallanzasca, Catapano sottolinea che l’affiliazione si sarebbe concretizzata dopo il 1977 e che lo stesso «santista» di Cutolo sarebbe venuto a conoscenza della circostanza tramite Vito Pesce, uno della Banda della Comasina, che il bel René definisce «un fratello». Prima, però, specifica Catapano, i rapporti tra Vallanzasca e la Nco sarebbero stati tutt’altro che distesi.

Giovanni Pandico, uno dei pentiti della Nco

«Queste sono cose – afferma Catapano – che già ha detto Pandico (altro collaboratore di giustizia), ma le conoscevo anche io. Tu, nel carcere di Ascoli Piceno, all’inizio, non sei mai stato in buoni rapporti con la Nuova camorra. Ad Ascoli sei stato anche schiaffeggiato da Raffaele Cutolo (Vallanzasca e «il professore di Ottaviano», in quel periodo erano rinchiusi nello stesso penitenziario). Me lo hanno detto i tuoi ‘fratelli’, Renato, io non ero presente, sono stato informato da loro».

Il boss Vincenzo Casillo

«Poi le cose sono cambiate – conclude Catapano rivolgendosi ancora a Vallanzasca – tanto che la Nco (pure tramite Vincenzo Casillo, nda) ti ha mandato anche dei vaglia in carcere».

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