Il padrino della Nco, Raffaele Cutolo

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di Giancarlo Tommasone

Saranno 64 gli omicidi che si registreranno a Napoli e in provincia tra il 5 giugno e il 31 luglio del 1981.
Praticamente più di uno al giorno. La recrudescenza dei delitti collima con l’avvio delle trattative tra Nco (dietro richiesta di apparati dello Stato) e Br per la liberazione dell’assessore regionale Ciro Cirillo.

Inizio ufficiale delle trattative datata storicamente, proprio 4 giugno.

C’è da considerare che dal 27 aprile (giorno in cui viene sequestrato Cirillo) al detto 4 giugno, gli ammazzamenti di camorra erano stati appena 4; il solo 5 giugno, nel giro di 24 ore, invece, si registrano sei omicidi.
L’allentamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine (dettato, secondo molti, da una stravolta e deviata ragion di Stato) in quel periodo, ancora oggi risulta essere avvolto nel mistero.

Ad approfittare della maggiore possibilità di movimento sono anche i brigatisti, che sembrano sicuri che le forze di polizia seguano altri percorsi e che non interverranno a fermarli. L’onorevole Vincenzo Scotti, nell’audizione presso la Commissione antimafia del 15 luglio 1993, ha richiamato l’attenzione proprio su questo dato. Alcuni articoli di stampa scriveranno, nei mesi successivi, che il 4 giugno fosse stato ordinato il ritiro da Napoli di un forte contingente di carabinieri e di poliziotti.

Ma a tal proposito, come riportato nella relazione della Commissione parlamentare antimafia, «l’onorevole Virginio Rognoni, allora Ministro dell’interno,
ha negato che vi sia stata una sua decisione in questo senso.

Le iniziative relative alla maggiore o minore consistenza delle forze di polizia impegnate sul territorio erano – egli ha dichiarato – soprattutto a livello tecnico. Vi era stato un potenziamento ed in seguito, nessuna novità». Tesi che sarebbe confermata anche dalla documentazione inviata alla Commissione antimafia dal prefetto Vincenzo Parisi, nella sua qualità di responsabile del Dipartimento della pubblica sicurezza; negli incartamenti sottoposti all’attenzione della Commissione non risulta alcun ritiro da Napoli di poliziotti o di carabinieri in quei giorni.
«Ma se davvero le forze dell’ordine sono rimaste numericamente le stesse, la loro improvvisa perdita di efficienza appare ancora più grave», è annotato di contro, nella relazione approvata dalla Commissione parlamentare antimafia il 21 dicembre del 1993. Effettivamente l’escalation di violenza che si registra per alcune settimane, ad opera di gruppi camorristici e degli stessi terroristi è apparentemente inspiegabile.

Per tale motivo, l’impotenza improvvisamente sopraggiunta
da parte delle forze dell’ordine, appare, in mancanza di altre spiegazioni, corrispondere perfettamente alle richieste di Cutolo.

Il boss di Ottaviano, per avviare le trattative con le Br, avrebbe chiesto infatti, anche l’immediato allentamento dei controlli sul territorio di Napoli e provincia. «D’altra parte – è scritto nero su bianco nella relazione della Commissione antimafia – la distensione tra Cutolo e le Br, testimoniata dal telegramma di Notarnicola e dalla smentita di D’Amico a ‘Il Mattino’, si realizza negli stessi giorni in cui a Napoli le attività delittuose della camorra tornano a svolgersi indisturbate. Lo sviluppo della trattativa sembra parallelo al rafforzamento del potere della camorra e ad una sempre maggiore aggressività dei cutoliani, che per il numero di avversari assassinati appaiono in fase di crescita tanto nei confronti del clan Giuliano, il più forte a Napoli, quanto nei confronti del clan Alfieri, il più forte nella provincia».

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