La prima conferenza stampa dell'ex assessore regionale Ciro Cirillo subito dopo la liberazione

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di Giancarlo Tommasone

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Sullo sfondo del sequestro dell’assessore regionale Ciro Cirillo, si staglia anche quello del generale statunitense, James Lee Dozier. L’allora comandante della Nato nell’Europa Meridionale fu rapito da un commando delle Brigate Rosse.
L’azione fu portata a termine a Verona, il 17 dicembre del 1981 e si concluse con l’incursione dall’esito positivo dei Nocs in un appartamento a Padova, il 28 gennaio 1982.

Ma cosa lega il sequestro di un generale americano
a quello di un assessore regionale della Campania?

A spiegarlo è Raffaele Cutolo nel corso di un’udienza del 1989, a Napoli, dove si celebra il processo Cirillo.
«Seppi da Vincenzo Casillo, quando era ancora in corso la trattativa per la liberazione di Ciro Cirillo, che a volere libero quest’ultimo era anche una tale Alphonse Bove, un italoamericano. Casillo me ne fece il nome nello stesso periodo in cui mi fece quello di Francesco Pazienza».
Questo afferma Cutolo, che dichiara pure: «Questo Bove avrebbe voluto incontrarmi in carcere, durante e dopo la trattativa del sequestro Cirillo, ma non fu mai possibile».
A fare da trait d’union tra l’italoamericano, ritenuto un boss legato a doppio filo al Sismi, e Cutolo, fu ancora una volta Casillo, «che – sottolinea il boss della Nco – era praticamente autonomo e agiva per conto proprio anche se a nome della organizzazione. Io non so con precisione quello che Casillo facesse fuori, perché non mi diceva tutto circa i suoi movimenti. Mi informava, certo, ma ultimamente i suoi resoconti erano sempre più superficiali».
«Comunque questo Bove, dopo il rilascio di Cirillo, tornò alla carica per venire a parlare con me in carcere. A informarmi fu ancora una volta Casillo. Bove, nella seconda circostanza, era interessato alla liberazione di Dozier, anche lui rapito dalle Brigate Rosse. Io però non l’ho mai incontrato, forse perché il Ministero gli negò il permesso di entrare ad Ascoli Piceno».

C’è poi una domanda che viene rivolta
a Cutolo dal suo avvocato, Paolo Trofino.

«E’ a conoscenza del fatto che Alphonse Bove avesse rapporti con Gino Rotondi (imputato nel processo Cirillo per contraffazione, ndr)?».
«Da quanto venni a sapere da Casillo, sì. Mi risulta che Bove avesse relazioni con Rotondi. Quest’ultimo conosceva bene Casillo», ribatte il boss. Gino Rotondi altri non è che il riconosciuto autore materiale del famoso documento pubblicato dall’Unità.
Il documento falso che tira in ballo l’allora ministro Vincenzo Scotti, indicato in quelle carte contraffatte, come colui che andò a trattare con Raffaele Cutolo, in carcere, per la liberazione di Ciro Cirillo.

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