Il boss Raffaele Cutolo e la moglie Immacolata Iacone

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di Giancarlo Tommasone

La trattativa tra Br e Nco (che opera per conto dei cosiddetti apparati dello Stato) per la liberazione di Ciro Cirillo rischia di interrompersi ancor prima di cominciare a causa di due azioni, dietro le quali ci sarebbe la mano dei Servizi.

La prima è quella delle minacce a mezzo stampa all’indirizzo dei brigatisti, attraverso la lettera aperta con la firma falsa di Pasquale D’Amico, pubblicata da Il Mattino il 17 maggio 1981; la seconda è relativa a una bomba fatta esplodere 13 giorno dopo, a Ottaviano, davanti alla casa di Raffaele Cutolo.

Sono episodi che allarmano chi nella Dc e nelle istituzioni
è al lavoro per la trattativa.

Per tale motivo, dopo la missiva fasulla attribuita a D’Amico, si registra una visita d’urgenza al padrino della Nco. Ad Ascoli Piceno si recano Giuliano Granata (allora già ex sindaco di Giugliano, avendo esaurito la prima consiliatura) e Raffaele Salzano del Sisde.
Scopo dell’incontro è concordare con Cutolo «una immediata presa di distanza, in modo da non pregiudicare l’intesa con i terroristi. Granata è presente nei momenti cruciali, e con gli accompagnatori più diversi.
L’incontro – è sottolineato nella relazione della Commissione parlamentare antimafia del 1994 – rivela che un’attenzione particolare da parte di personale del Sisde si è mantenuta ben oltre l’11 maggio».

La fase dei contatti è stata descritta, nel corso degli anni,
non solo da Cutolo, ma dagli stessi brigatisti.

Luigi Bosso, che proveniva dal carcere di Nuoro, ha confermato quale era lo scopo del trasferimento nel penitenziario di Palmi, dove fu destinato, dopo la «visita» ad Ascoli. Durante quell’incontro – ha dichiarato Bosso – Cutolo gli avrebbe detto che «i signori della Democrazia cristiana (in particolare gli onorevoli Gava e Piccoli)» avevano chiesto l’intervento del boss della Nco. Per tale motivo avevano mandato da Cutolo, Giuliano Granata.

Nell’ottica della distensione, tra Br ed Nco, a cui si è giunti
con non poche difficoltà, va pure letta la smentita di D’Amico
rispetto alla falsa lettera comparsa sul Mattino.

’O cartunaro viene trasferito a Nuoro a maggio e trova un contatto con alcuni militanti delle Br, in particolare con Roberto Ognibene e Alberto Franceschini. D’accordo con questi ultimi due, invia al quotidiano partenopeo la smentita formale, prendendo le distanze dal minaccioso scritto nei confronti delle Br, a lui falsamente attribuito.
Nel frattempo, Vincenzo Casillo e Corrado Iacolare, è riportato nero su bianco nel resoconto della commissione parlamentare antimafia, si recano «due volte in visita (il 20 maggio ed il 4 giugno) nel penitenziario di Palmi, dove avevano avuto colloqui prima con il solo Bosso, poi con Bosso e Notarnicola.
Ciò conferma come attraverso questi due detenuti si stesse svolgendo il negoziato e come sia stato decisivo il periodo tra la fine di maggio e la prima decade di giugno».

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