Una delle prime foto segnaletiche di Raffaele Cutolo

Il fondatore della Nco, nel corso di un processo imbastito contro una cellula camorristica in Lombardia

di Giancarlo Tommasone

Anche i boss, evidentemente, hanno bisogno di relax, di staccare la spina. Soprattutto quando sono inseguiti dalle forze dell’ordine. E all’epoca della sua latitanza, Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova camorra organizzata, aveva scelto Brescia, per concedersi qualche giorno di riposo. A parlare della circostanza del buen retiro in Lombardia, è lo stesso padrino di Ottaviano, nel corso di un interrogatorio. Siamo a maggio del 2003 e Cutolo (oggi 78enne) interviene (come persona informata dei fatti) in videoconferenza dal penitenziario nel quale è detenuto, in un processo imbastito su una cellula camorristica strutturata nel Bresciano. «Nel 1978 – dichiarò Cutolo – evasi dal manicomio criminale di Aversa. Incontrai Oreste P. e da latitante, venni sia in un suo appartamento a Brescia che in una villetta a Soiano del Lago (provincia di Brescia)».

ad
Leggi anche / «Raffaele Cutolo mise
una taglia sulla testa di Luciano Liggio»

Il boss, rispondendo alle domande del pm, negò categoricamente che  durante la sua permanenza bresciana vi fossero stati attentati o assalti alla villetta di Soiano del Lago. «Non chiesi ospitalità – aggiunse il camorrista – ma mi fu offerta. Non so se a Brescia c’erano affiliati. Venivo a Brescia per stare un po’ in pace durante la latitanza». Cutolo, nel corso dell’interrogatorio, ammise di essere stato sottoposto a un controllo in una gioielleria, a Desenzano del Garda. Grazie ai documenti falsi riuscì a farla franca, ma decise comunque di allontanarsi dalla provincia di Brescia. Sempre nel corso della seduta, il presidente della Corte chiese a Cutolo se nella città lombarda avesse affiliato qualcuno e se avesse conosciuto alcuni degli imputati del processo che si stava celebrando. In entrambi i casi, il camorrista rispose negativamente.