Il boss Raffaele Cutolo in aula

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di Giancarlo Tommasone

Il braccio destro di Raffaele Cutolo è considerato quasi da tutti, nell’ambito di ricostruzioni storiche, cronaca, inchieste, processi e letteratura di genere, Vincenzo Casillo, anche detto ’O Nirone. Ma per quanto riguarda la vicenda Cirillo e la relativa trattativa, stando a quanto afferma lo stesso boss di Ottaviano, emerge una figura di primo piano, parente e amico fraterno del «professore» della Nco.

Quest’uomo è Raffaele Elio Vaiano,
alias Marcantonio,
anche se per la cerchia
più stretta dei santisti
è semplicemente
il «ragioniere»

E’ proprio Vaiano, secondo Cutolo, che si prende carico di condurre in porto la trattativa per la liberazione dell’assessore regionale Cirillo, interfacciandosi direttamente con le Br. E’ Vaiano che invia ad Ascoli Piceno, dove Cutolo è detenuto, il telegramma che sentenzia la conclusione positiva dei giochi. Lo stesso documento che poi il boss della Nco affiderà a Casillo e che sarà quindi fatto vedere a Francesco Pazienza (terminale del Sismi) durante il famoso summit di Acerra.

«Cirillo sarà libero entro otto giorni».
Così c’era scritto nero su bianco sul foglio di carta

In effetti la liberazione arriverà nel lasso di tempo «concordato». Sono diversi i documenti di cui è custode Elio Vaiano, che nel corso della trattativa Cirillo, ha già scalzato dal gradino più alto del podio (in termini di affidabilità e di fedeltà agli occhi di Cutolo), Vincenzo Casillo. Ogni documento, biglietto, ciclostilato, fascicolo che arriva ad Ascoli Piceno viene «mandato a casa ad Ottaviano, per essere custodito da Marcantonio. Perciò lo chiamavamo il ragioniere», dichiara Cutolo durante un’udienza del processo Cirillo, che si tiene a Napoli all’inizio degli anni Novanta.

«Giuliano Granata (ex sindaco di Giugliano) non disse di venire a nome dei politici. A questo proposito voglio dire che, quel biglietto che sarebbe stato a firma di Flaminio Piccoli (e che ne avrebbe stabilito l’interessamento per salvare Cirillo, nda), di cui tanto si parla, ce l’avevo io, ma non posso dire se fosse stato veramente inviato Piccoli. Il biglietto mi fu consegnato da Enzo Casillo – non ricordo se ci fosse anche Granata – dopo dieci giorni dall’avvenuto rilascio di Cirillo», afferma il boss di Ottaviano. «Non mi ricordo cosa ci fosse scritto nel biglietto, fatto sta che io lo diedi in consegna a Vaiano, ma alla fine, quando ci fu la famosa perquisizione a Ottaviano condotta da Ciro Del Duca, non fu trovato».

Da Casillo a Madonna, una serie
di omicidi ammantati di mistero

Un mistero, come i tanti che ammantano non solo il caso Cirillo ma diversi episodi della storia d’Italia.  «In carcere – dichiara ancora Cutolo – mi fecero recapitare anche il fascicolo che riportava l’interrogatorio che le Br avevano fatto a Cirillo. Lo conservai per un po’ e dopo lo bruciai». Misteri, intrighi, personaggi spesso nell’ombra che si riscopre essere stati protagonisti di primo piano, almeno secondo le parole del fondatore della Nco.

Un giallo nel giallo
gli omicidi di alcuni
di quelli che parteciparono
alla trattativa, e delle persone
ad essi vicine

Delitti per i quali spesso esistono esecutori materiali e mandanti, ma le cause, quelle della «verità vera», ancora faticano ad emergere. Ed allora, solo per citarne alcuni, si registrano gli assassini dalla matrice non certo cristallina di Casillo, della sua donna, Giovanna Matarazzo, di Nicola Nuzzo, dello stesso Elio Vaiano, dell’avvocato Enrico Madonna. Quest’ultimo si disse pronto a comparire davanti a una commissione parlamentare per riferire quello che sapeva della trattativa Cutolo-Cirillo. Parlò della sua volontà a un giornalista de Il Mattino, tre giorni dopo Madonna venne assassinato. L’intervista, a firma di Gigi Di Fiore, fu pubblicata dal quotidiano napoletano l’8 ottobre del 1993, un giorno dopo l’omicidio dell’avvocato.

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