Dall'alto a sinistra, in senso orario, Leoluca Bagarella, Totò Riina, Raffaele Cutolo e Luciano Liggio

Le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia messinese, in seguito alla confidenza fattagli da Leoluca Bagarella (cognato di Totò Riina)

di Giancarlo Tommasone

In più di un’occasione, nell’ambito dei processi che lo hanno visto coinvolto, il fondatore della Nco, Raffaele Cutolo, ha tenuto a sottolineare come si fosse sempre opposto alla mafia siciliana (sia essa palermitana che corleonese), e al tentativo di Cosa nostra di affermarsi come prima organizzazione criminale, anche in Campania. Stando alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, il boss di Ottaviano avrebbe persino messo una taglia sulla testa di Luciano Liggio (Leggio, all’anagrafe). Parliamo di Lucianeddu (deceduto in carcere nel 1993), che dopo l’omicidio di Michele Navarra guidò i viddani, fino a quando non dovette cedere lo scettro del comando a Totò Riina (scomparso nel 2017). La circostanza della taglia emerge dalle dichiarazioni che furono rese dal pentito Gaetano C., indicato dagli inquirenti, come referente messinese di Cosa nostra e della ’Ndrangheta.

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L’approfondimento / «Giulio Andreotti non
proteggeva Riina e la mafia siciliana»

Nel dicembre del 1994, il collaboratore di giustizia raccontò a un magistrato della Dda palermitana, di aver raccolto in carcere, nei primi anni ’80, le confidenze del boss Leoluca Bagarella, cognato di Totò ’u curtu. Secondo il pentito, Bagarella che aveva condiviso con lui un periodo di detenzione, lo avrebbe messo al corrente di alcuni contrasti tra il capo della Nuova camorra organizzata, Raffaele Cutolo, e il padrino mafioso Luciano Liggio.

Lo scontro con il corleonese
e la taglia da mezzo miliardo di lire

«Cutolo fece mettere una taglia di mezzo miliardo di lire su Liggio. Questo – raccontò il pentito – perché il padrino corleonese aveva protestato contro il camorrista che aveva fatto ammazzare un suo uomo, nel carcere di Fossombrone, senza consultarlo». La taglia era scattata, secondo il collaboratore di giustizia, «dopo che Liggio aveva fatto uccidere nel carcere milanese due uomini che erano stati incaricati da Cutolo di ammazzarlo».