Il boss della Nco Raffaele Cutolo

Il fondatore della Nuova camorra organizzata ha portato con sé nella tomba solo il segreto dell’impero economico

di Giancarlo Tommasone

«Cutolo Raffaele, Ottaviano, 10-12-1941», è la frase standard che il camorrista fondatore della Nco – deceduto ieri – ha ripetuto centinaia di volte in aula al momento di declinare le proprie generalità. Nato da Giuseppe, un contadino detto ’o monaco (si racconta che così lo chiamassero in paese, a causa della sua grande fede religiosa) e da Carolina Ambrosio, finisce in carcere assai presto, all’età di 22 anni per l’omicidio di Mario Viscido. Da allora passerà dietro le sbarre 56 anni, unica parentesi di libertà l’«allontanamento» (come lo definiva lo stesso Cutolo) dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa. Il camorrista evade il 5 febbraio del 1978, per essere catturato ad Albanella (provincia di Salerno), poco più di 15 mesi dopo.

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Fiumi di inchiostro sono stati utilizzati, a poche ore dalla morte, per tratteggiare Cutolo come il depositario di misteri inconfessabili, che però ha portato con sé nella tomba. Su questo aspetto, c’è molto da puntualizzare, anche perché sul caso Cirillo c’è una sentenza-ordinanza del giudice Carlo Alemi, che ricostruisce in maniera perfetta, sia il sequestro che le trattative per la liberazione dell’assessore regionale. Rispetto, poi, all’interessamento del boss per liberare Aldo Moro, è lo stesso camorrista di Ottaviano, a parlarne durante interviste e udienze, circostanza che tra l’altro è stata confermata (laddove ce ne fosse bisogno) a Stylo24, da Immacolata Iacone, moglie di Cutolo, intervistata poche ore dopo la morte di Cirillo.

Aspettative completamente deluse / Il Tar
sventa l’ultimo bluff dell’ex boss Pasquale Scotti

C’è di più: Pasquale Scotti che veniva indicato come colui che avrebbe fatto luce sui detti presunti misteri, e sui segreti di Cutolo, in tre anni di collaborazione con la giustizia ha detto assolutamente niente, fornendo un contributo pari a zero. E allora cosa rimane dei misteri del professore di Ottaviano? Un tentativo di collaborare con la giustizia, bloccato quasi sul nascere. E poi, quello principale, quello sui suoi soldi.

Il pentimento bloccato sul nascere,
i verbali con le dichiarazioni di Cutolo
custoditi in una cassaforte della Procura

Relativamente alla collaborazione con la giustizia, va detto che in una cassaforte della Procura di Salerno, sono ancora custoditi i verbali redatti (alla fine degli anni Ottanta) con l’inchiostro verde, che testimoniano di un «pentimento» avviato da parte del camorrista, e poi bloccato sul nascere. Per quale motivo? Perché ci sarebbero state pressioni che appartenenti ai servizi segreti deviati avrebbero esercitato sulle donne della famiglia, sulla sorella Rosetta e sulla moglie. E poi, alla fine degli anni ’90, nel periodo in cui era pm, ha scritto Luigi Bobbio nelle scorse ore, fu contattato da Cutolo che lo cercò per un colloquio in carcere.

Aperta e chiusa parentesi, dunque, l’unico segreto sostanziale che il boss si è portato nella tomba ha a che fare col suo impero economico: dove è finito il denaro di anni e anni di attività illecita condotta ad altissimi livelli dalla Nco, di cui, vogliamo ribadire, Cutolo è stato capo assoluto? Si tratta di molti miliardi delle vecchie lire accumulati prima e dopo il terremoto del 23 novembre del 1980, evento quest’ultimo, che ha rappresentato uno spartiacque per l’intera Campania, soprattutto sul versante della ricostruzione.

Quel tesoro è finito nella mani di imprenditori, chiamati a riciclarlo, e che poi non lo hanno più restituito, fondando propri imperi economici sui soldi della camorra? Del resto, con Cutolo murato al carcere duro, con la Nco implosa già a partire dal 1983, quando viene assassinato Vincenzo Casillo, perché i detti imprenditori avrebbero dovuto decidere di restituirli al camorrista e alla sua organizzazione? Tra l’altro incorrendo – se avessero foraggiato il padrino e i suoi accoliti – nel rischio di essere eliminati dalla Nuova famiglia, che, vittoriosa nella guerra, aveva preso il controllo capillare dei territori una volta in mano ai cutoliani.

Le condizioni economiche della
famiglia Cutolo sfiorano l’indigenza

Va sottolineato, inoltre, che la situazione economica della famiglia Cutolo, sfiorerebbe l’indigenza. Immacolata Iacone ha raccontato a Stylo24: «Io vivo nella casa che fu di mia suocera, sbarco il lunario con dei lavori saltuari, con parte della pensione sociale che lo Stato provvede a versare a mio marito e con la pigione che percepisco per l’affitto di una casa lasciatami da mia madre. La metà della pensione di Raffaele se ne va per andarlo a trovare a Parma, ogni volta occorrono circa 400 euro».

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Iacone ha ammesso pure, che in più di una occasione, ha dovuto rinunciare a recarsi in carcere dal marito (durante il colloquio mensile), perché appunto, la trasferta da Ottaviano a Parma, era insostenibile da affrontare economicamente. Se c’è un segreto che Cutolo si è portato nella tomba, oltre a quello di come si fa a sopravvivere per quasi tutta l’esistenza passata dietro le sbarre, è dove sia finito il suo denaro.   

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