Il fondatore della Nco, Raffaele Cutolo

Raffaele Cutolo torna a parlare. Lo fa con il collega Antonio Mattone in una intervista pubblicata sul ‘Mattino’. L’occasione è un libro su Giuseppe Salvia, il vicedirettore del carcere di Poggioreale ucciso nel 1981. Omicidio per cui il boss della NCO è stato condannato all’ergastolo come mandante. “Mi faceva sempre perquisire – dice – ogni volta che entravo e uscivo dalla cella, e non ne potevo più. Provavo rancore. Mi dispiace, ma che potevo fare?”.

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Non ha più sul volto smagrito i famosi occhiali che gli valsero il soprannome di “O’ Professore”, i capelli sono più lunghi e la barba incolta, ma mantiene sempre un suo contegno e ricorda tutto. “Ho seminato odio e morte ed è giusto che paghi. Ma che significa ridurmi in questo stato? Non è meglio la pena di morte? Un attimo di coraggio e poi finisce tutto, così invece è una sofferenza continua”.

Qualcuno un’alternativa a tutto ciò gliel’ha data. “Fino a due anni fa sono venuti per convincermi a parlare. Quando stavo nel carcere di Carinola mi proposero di andare in una villetta con mia moglie per fare l’amore con lei, ma io non ho voluto; non volevo far arrestare qualcuno per poter stare con Immacolata, non l’avrei mai accettato. Il pentimento è davanti a Dio”.

 

Ricorda tutto, dicevamo, a cominciare dal caso Moro: “Seppi da uno dei componenti della banda della Magliana, un tale Nicolino Selis, il covo dove era nascosto lo statista, e lo feci sapere ad Antonio Gava che però mi mandò a dire: don Rafè fatevi i fatti vostri”.

Cutolo – ricorda Mattone – è l’unico detenuto in Italia a non avere contatti con altri carcerati. Anche l’ora d’aria la dovrebbe fare da solo. “Ma che ci vado a fare? Tanto vale che resto nella mia cella, un ambiente stretto e lungo quanto questa stanza”. Il suo dolore più grande – racconta – è il pensiero di non poter più abbracciare la figlia al compimento dei 12 anni d’età: “La prossima volta che verrà a trovarmi sarà l’ultima in cui potrò stare accanto a lei e abbracciarla; poi, quando avrà 12 anni e un giorno, si dovrà accomodare dall’altra parte del vetro”.

Il passato è una nuvola di ricordi, ma che direbbe Cutolo ai giovani criminali di oggi? “Non c’è futuro per la camorra. Questi sparano nel mucchio, colpiscono persone e bambini che non c’entrano niente, noi invece andavamo mirati su una persona. Certo era sbagliato anche quello, ma almeno non colpivamo a casaccio, oggi non si capisce più niente […]. Non è meglio mangiare una bistecca fuori invece che qui dentro? Io ho fatto tanto male ed è giusto che resti qui dentro. Avevo un mio ideale ma quello che ho fatto è sbagliato”.

Raffaele Cutolo resta, nonostante i 54 anni trascorsi in carcere, una figura sempre controversa. E questa intervista ne è una ulteriore testimonianza. Anche perché “non è mai stata autorizzata dal ministero”. Come scrive via Arenula in una nota, nella quale spiega che “si sta procedendo alla ricostruzione della catena di responsabilità che ha portato a questo fatto increscioso e si prospettano provvedimenti esemplari”.