Il padrino della Nco, Raffaele Cutolo

Prima di essere trasferito nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma, in seguito a una crisi respiratoria. La famiglia ha chiesto copia delle cartelle cliniche

di Giancarlo Tommasone

Prima di essere trasferito d’urgenza nel reparto dell’ospedale di Parma riservato ai detenuti, dove si trova tuttora, Raffaele Cutolo ha passato nell’infermeria del penitenziario estense (in cui è recluso in regime di 41 bis) ben 15 giorni. Dunque, solo la mattina dello scorso 19 febbraio, il fondatore della Nco, in seguito a una crisi respiratoria, è stato ricoverato presso il polo di Viale Antonio Gramsci. Le condizioni del 78enne sono stazionarie.

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Le condizioni di salute
di Cutolo sono stazionarie

La crisi, stando a quanto è trapelato, sarebbe stata innescata da un focolaio di bronchite, ma rispetto alle cause che hanno portato all’aggravarsi delle condizioni di salute di Cutolo, al momento ci sono soltanto notizie frammentarie. Per tale motivo, la famiglia del detenuto di Ottaviano, tramite l’avvocato Gaetano Aufiero, ha fatto richiesta al direttore del penitenziario di Parma, di una copia delle cartelle cliniche. «Ciò per far valutare da uno specialista di fiducia, se le cure siano state tempestive oppure no, se siano adeguate o meno rispetto al caso. E’ un nostro diritto sapere come Cutolo sia stato curato, e quali siano le sue reali condizioni di salute, sulla base di una valutazione che farà un nostro medico», tiene a sottolineare a Stylo24, l’avvocato Aufiero.

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Per avere copia delle cartelle cliniche, c’è però bisogno della firma autenticata del detenuto, ma il problema è che «Cutolo non riesce nemmeno a stringere la penna, non so adesso come si supererà questo ostacolo burocratico». «Prima o poi – continua Aufiero – avremo queste cartelle cliniche e capiremo se le cure siano state adeguate e soprattutto tempestive. Perché di certo, prima di arrivare in ospedale lo scorso 19 febbraio, Cutolo è stato 15 giorni nell’infermeria del carcere, tra l’altro non sappiamo in che condizioni di salute abbia trascorso detto periodo. Quindi vorremmo capire perché il trasferimento non sia stato effettuato prima, e abbiano, invece, atteso due settimane».

La preoccupazione
dei familiari del boss

«C’è da premettere, che al momento, io non ho elementi per affermare che ci siano stati ritardi o errori di sorta, anzi, personalmente sono sicuro che le cure siano state adeguate e tempestive. Però, è anche giusto da parte mia e della famiglia del mio assistito, verificare che le cose siano andate effettivamente così», conclude Aufiero.