giovedì, Settembre 29, 2022
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L’avvocato del boss della Nco: «Raffaele Cutolo è grave»

La moglie Immacolata Iacone e la figlia Denise si recheranno oggi nella struttura sanitaria di Parma

di Giancarlo Tommasone

L’avvocato Gaetano Aufiero, Raffaele Cutolo, l’ultima volta l’ha visto ad aprile scorso e dice di aver trovato un uomo stanco, «palesemente invecchiato, rispetto all’ultima visita che risaliva a sette anni prima», dichiara a Stylo24. Il difensore del boss della Nco, intorno a mezzogiorno di mercoledì, è stato avvertito del trasferimento del suo assistito in ospedale a Parma, nel reparto riservato ai detenuti, in seguito a una crisi respiratoria. Avvisato da una telefonata di Immacolata Iacone, moglie di Cutolo, il legale si è messo immediatamente in contatto con il penitenziario estense.

In che condizioni di salute versa Raffaele Cutolo?

«Al momento, dalle informazioni in mio possesso, per quel che posso riferire, dico che non è in fin di vita, certo la situazione è da tenere assolutamente sotto controllo, altrimenti non lo avrebbero trasferito in ospedale. E’ da tempo che è gravato da diverse patologie. Il medico col quale ho parlato mi ha riferito di condizioni gravi, ma il termine è assai interpretabile. Confermo, comunque, che per quanto so e ho potuto comprendere, non lotterebbe contro la morte, ecco».

In che modo la notizia del trasferimento del suo assistito in ospedale, è stata data alla moglie, Immacolata Iacone?
«Dai carabinieri, che nella mattinata di mercoledì, si sono recati presso la sua abitazione, a Ottaviano. E non appena è stata messa al corrente della cosa, mi ha avvisato e io ho contattato i vertici del carcere di Parma via mail, per avere ragguagli. Devo dire che ho trovato molta disponibilità e umanità sia da parte dei responsabili della struttura penitenziaria, sia da parte del personale dell’ospedale di Parma. Volevo sottolineare questa circostanza, perché è raro di avere tale tipo di disponibilità, quando si tratta di una persona detenuta al 41 bis, tra l’altro un detenuto che si chiama Raffaele Cutolo».

Al momento non c’è alcun familiare accanto a lui?
«No, ma la moglie e la figlia, domani (oggi per chi legge) saranno in ospedale».

Denise, la figlia di Raffaele Cutolo, ha compiuto 12 anni. Secondo i dettami del 41 bis, non può più avere contatto fisico con il padre, detenuto al carcere duro. Capiterà la stessa cosa quando andrà a trovarlo in ospedale?
«Io spero che vincano il buonsenso e l’umanità e non si neghi un abbraccio tra padre e figlia in una circostanza del genere; naturalmente tutto ciò, immagino, verrà valutato al momento».

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Tecnicamente, quante possibilità ci sono che il suo assistito possa essere trasferito ai domiciliari, viste le condizioni in cui versa?
«Nessuna e per due motivi. Il primo: non è così grave, grazie a Dio, per ipotizzare che ci siano gli estremi per una attenuazione della misura e il conseguente trasferimento dal penitenziario presso la propria casa. Secondo: parliamo di un detenuto al 41 bis. Tra l’altro, a luglio scorso ho impugnato la decisione che ha decretato ancora il carcere duro per il mio assistito, e da sette mesi attendo mi sia data la possibilità di discutere. Credo che faranno prima loro a fare un nuovo decreto di 41 bis, che io a discutere quello vecchio. Ma questo, forse, è un aspetto della giustizia che interessa a pochi».

Forse. Ma forse su quella decisione di rinnovare il 41 bis a Cutolo, gravano anche le dichiarazioni che avrebbe reso nel corso di una intervista?
«Se si riferisce alla vicenda della persona che dice di essere un volontario della Comunità di Sant’Egidio, e che dovrebbe dare sostegno a un detenuto, e invece ascolta le parole di Raffaele Cutolo e poi spaccia quello che ha raccolto, per uno scoop giornalistico, siamo fuori strada. E tra l’altro proprio quella pseudo intervista, ha giocato un ruolo fondamentale sul prolungamento del carcere duro al mio assistito. Nel decreto prodotto la scorsa estate è scritto nero su bianco: il detenuto ha continuato a veicolare all’esterno messaggi negativi».

Parla del fatto che Cutolo ribadì che non si sarebbe mai pentito?
«Esattamente, ma è una cosa che Raffaele Cutolo dice da sempre. E da oltre trent’anni afferma pure che la camorra è sbagliata, e invita i giovani ad andare a lavorare per un tozzo di pane, piuttosto che delinquere e fare una brutta fine. Quella dichiarazione stantia, stereotipata, urlata a tutta pagina su un giornale, estrapolata dal contesto, ha contribuito in maniera evidente a far firmare un altro decreto di 41 bis per un uomo di 78 anni. Un uomo che ha preso una decisione, che per lui è giusta. Come è giusta la scelta di pentirsi, per chi decide di collaborare con la giustizia».

Lei è stato uno dei pochi a poter parlare con Raffaele Cutolo, a questo punto della sua esistenza, cosa crede che lui voglia?
«Starsene in pace, con la dignità della sua scelta. In più di una occasione ha sottolineato: se volevo uscire, mi sarei pentito. Cutolo vuole scontare la sua pena, in silenzio. Non vuole altro. E poi credo che abbia fatto capire ormai da anni, che non vuole chiedere niente a nessuno. E’ in carcere da oltre mezzo secolo e non ha mai chiesto niente».

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