venerdì, Ottobre 7, 2022
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E Raffaele Cutolo si pentì e confessò: la camorra è un mostro sanguinario

Il padrino di Ottaviano era detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino

di Giancarlo Tommasone

Lo ha detto e ribadito più volte il boss della Nco, Raffaele Cutolo: sono pentito, ma solo davanti a Dio. Un rapporto profondo che ha sempre detto di avere con l’Altissimo, un rapporto che il 30 marzo del 1986, in occasione della Santa Pasqua, portò il camorrista di Ottaviano a ricevere in carcere, la visita dell’allora vescovo di Acerra, monsignor Antonio Riboldi (scomparso a dicembre del 2017). La confessione di Cutolo si tenne in una saletta riservata del penitenziario di Bellizzi Irpino (dove appunto il boss si trovava detenuto), e durò circa tre ore. Monsignor Riboldi, che accettò l’invito rivoltogli dal capo della Nco, raggiunse il penitenziario, a bordo della sua autovettura privata, arrivando direttamente da Acerra poco dopo le 15. Era stato avvertito qualche ora prima dalla direttrice del carcere, Clorinda Bevilacqua, che erano state concesse dai magistrati le autorizzazioni (18 in tutto) necessarie affinché  si potesse svolgere il colloquio. 

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Denise è l’unico modo
che ha Raffaele Cutolo

per ricordarsi di essere vivo

«Cutolo era molto felice – disse Riboldi a un giornalista, all’uscita dal carcere – Mi ha detto che quella di oggi è stata la più bella Pasqua della sua vita. Non posso svelare ciò che mi è stato riferito in confessione, ma Cutolo mi ha autorizzato a riferire alcune cose». Tra le cose che il religioso era stato autorizzato a riferire, le parole spese da Cutolo sulla camorra. «Mi ha detto – spiegò il prelato – che la camorra oggi è da considerarsi un mostro sanguinario. Tramite me ha poi voluto fare un appello ai giovani: non devono seguire, mi ha detto, i nuovi ‘Cutolo’, ma devono lavorare per la pace che è il più grosso bene».

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dei servizi segreti, infiltrato nella camorra

«E’ stata per me – aggiunse il vescovo – un’esperienza bellissima. Credo che ritornerò di nuovo nel carcere per incontrarmi ancora con Cutolo. Se fosse per lui, si incontrerebbe con me anche tutti i giorni ma c’è il problema delle autorizzazioni». Infine il religioso confidò: «Quando sono stato avvertito dalla direttrice del carcere, mi sono detto tra me e me: è Pasqua, facciamo Pasqua ad Avellino e così sono partito per il carcere. Avevo deciso in mattinata di andare a trovare mia madre di 92 anni in Lombardia. Ma poi, dopo la notizia delle autorizzazioni concesse, mi sono detto: devo dare la precedenza all’azione pastorale, non possono prevalere i sentimenti personali. E così sono andato ad Avellino e ho avuto il colloquio che non dimenticherò per tutta la vita».

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