L'ex assessore regionale Ciro Cirillo

SOSTIENI L’INFORMAZIONE GRATUITA, LIBERA E NON SCHIERATA, BASTA UN GESTO
DI CORTESIA: CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

di Giancarlo Tommasone

Ci sono due misteriosi personaggi che guidano in diverse occasioni (cinque o sei, riferirà il fondatore della Nco) le ambascerie verso il carcere di Ascoli Piceno, per parlare con Raffaele Cutolo.

Sul tavolo della discussione la liberazione di Ciro Cirillo, l’allora assessore regionale della Campania, rapito il 27 aprile del 1981.

Durante il processo che verrà imbastito per quei fatti e che vede imputati, tra gli altri, esponenti della colonna napoletana delle Brigate Rosse, il boss della Nco sarà ascoltato più volte.
Il 28 settembre del 1988 è in aula a Napoli e gli si chiede di rendicontare sui cosiddetti «apparati» che andavano a fargli visita nel penitenziario di Ascoli Piceno.
Le delegazioni erano due, «i primi a farsi vivi, un giorno dopo il rapimento di Cirillo, furono quelli guidati da tale avvocato Acanfora, che mi offrì, per conto del Sisde, dei soldi (più di 500 milioni di lire, ndr) in cambio del rilascio dell’assessore regionale.

In questo caso avrei dovuto intercedere per la sua liberazione,
facendo intervenire materialmente
il mio alter ego libero, Vincenzo Casillo», afferma Cutolo.

Nel secondo caso, invece, a farsi vivi «furono altri personaggi, accompagnati da tale Titta, non ho mai capito se fosse un generale o un colonnello. Vennero a parlarmi per conto del Sismi e mi offrirono più soldi del Sisde e addirittura mi fecero vedere un ordine di scarcerazione che mi riguardava, pronto a essere eseguito, dicevano loro, nel caso avessi accettato.
Il Sismi non solo mi chiedeva la liberazione di Cirillo, ma che quest’ultimo fosse loro consegnato». «In entrambi i casi non accettai, anche se alla fine mi adoperai per la liberazione di Ciro Cirillo», dichiara Cutolo.
«Quando mi avevano fatto vedere l’ordine di scarcerazione avevo sorriso, credendo nemmeno per un istante si trattasse di una cosa reale e fattibile» racconta ancora, il capo della Nuova camorra organizzata.

Gli si chiede: quanti incontri c’erano stati con «questi cosiddetti apparati?». «Cinque o sei, con i diversi gruppi».

«In quel periodo, ha mai lasciato il carcere per quegli incontri? Dove si svolgevano quelle riunioni?» viene chiesto a Cutolo. «No, non ho mai lasciato il carcere. Gli apparati venivano a trovarmi ad Ascoli Piceno», taglia corto il camorrista.

SOSTIENI L’INFORMAZIONE GRATUITA, LIBERA E NON SCHIERATA, BASTA UN GESTO
DI CORTESIA: CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT