Il boss della Nco, Raffaele Cutolo

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di Giancarlo Tommasone

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Il processo è quello imbastito per il rapimento di Ciro Cirillo, siamo a Napoli, nel 1989. In aula, Raffaele Cutolo, chiamato a rispondere alle domande del suo difensore, Paolo Trofino. «Cutolo riferì che aveva ricevuto in carcere un telegramma da tale Marcantonio, che annunciava la liberazione di Cirillo. Sa, Cutolo, chi si celava dietro lo pseudonimo di Marcantonio?», chiede l’avvocato.

«Marcantonio era un soprannome, era un mio parente e un mio amico: si chiamava Elio Vaiano e nella Nco comandava quanto Enzo Casillo. Purtroppo è stato ammazzato anche lui dopo la vicenda Cirillo. Lo uccisero a Vico Equense», risponde il boss della Nuova camorra organizzata.
«Durante la scorsa udienza, Cutolo ha dichiarato, che chiese alle Brigate Rosse di rilasciare Cirillo. I brigatisti chiesero qualcosa in cambio di detta liberazione?», domanda ancora Trofino.
Per essere precisi, fu di tutt’altro tenore il messaggio che Cutolo rivolse alle Br: dovete rilasciare Cirillo, altrimenti sarete perseguitati detenuti e liberi, sia in carcere che fuori, e verranno perseguitate anche le vostre famiglie.

Una vera e propria minaccia,
un ordine categorico, una estorsione.

«All’epoca, i brigatisti – afferma il camorrista – non è che avrebbero potuto pretendere nulla in cambio, una cosa però me la chiesero. Di far dare una lezione a Francis Turatello che appoggiava i terroristi neri e di contro, nel carcere di Nuoro, dove era detenuto, maltrattava i brigatisti rossi. Purtroppo ho preso un ergastolo per Turatello, perché poi è stato ammazzato. Io lo dovevo far picchiare, poi sono precipitate le cose e Turatello è stato ammazzato».

Ma a Cutolo chiesero solo questo per liberare Cirillo?

«Oltre a far dare una lezione a Turatello – sottolinea il capo della Nco -, mi fu domandata anche un’altra cosa. Mentre ero in carcere a Ascoli Piceno fui avvicinato da alcuni brigatisti e mi chiesero di intercedere per la pubblicazione, su una rivista tedesca, di un loro volantino. In caso favorevole, mi dissero che avrebbero rilasciato anche l’ingegner Giuseppe Taliercio (il dirigente dello stabilimento petrolchimico della Montedison di Marghera fu rapito dalle Br il 20 maggio del 1981, quindi un mese dopo il sequestro di Cirillo, e fatto ritrovare cadavere dopo 46 giorni di prigionia, ndr)».

Al che – come Cutolo afferma durante l’udienza – riferì
la cosa anche «a quelli del Sismi e la risposta fu negativa».

«Ricordo che riferii al colonnello Adalberto Titta, durante uno dei colloqui a Ascoli Piceno, della richiesta dei brigatisti. Titta che era venuto in compagnia, se non ricordo male, di tale Belmonte, mi disse che a lui non importava alcunché del destino dell’ingegner Taliercio. Gli importava solo che si salvasse Cirillo».

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