Roberto Calvi e Raffaele Cutolo

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di Giancarlo Tommasone

«Non c’entra niente, Casillo, con l’omicidio Calvi, anche se ho collegato, nella mia mente, la sua presenza a Londra nel periodo in cui è avvenuta la morte» del presidente del Banco Ambrosiano.

«Del resto, dissero che si trattò di un suicidio,
quindi cosa avrebbe avuto a che fare, Casillo, con un suicidio?».

A dichiararlo è Raffaele Cutolo, nel corso di un’udienza del processo imbastito per fare luce proprio sul delitto del «banchiere di Dio». Si tratta, in particolare, della deposizione del 21 febbraio 2006, che ricalca in maniera quasi pedissequa, quella precedente che Cutolo aveva rilasciato a marzo di due anni prima. In fin dei conti, il boss della Nuova camorra organizzata, conferma che Calvi avesse avuto rapporti di collaborazione, di «lavoro», con il suo braccio destro, Vincenzo Casillo, per quanto riguarda il riciclaggio di capitali della Nco e che ‘o Nirone si trovava a Londra nel periodo in cui Calvi fu ucciso. Prova ne è il fatto che circa una settimana prima del ritrovamento del cadavere del banchiere, avvenuto sotto il Ponte dei Frati Neri, sul Tamigi, il 18 giugno del 1982, a Cutolo, recluso all’Asinara, arriva l’ultima cartolina di Casillo, da Londra.

Gliene erano arrivate in totale «quattro o cinque»,
dichiara il padrino di Ottaviano.

Sui motivi della presenza di ‘o Nirone nella città inglese, il «professore» spiega al pm che lo interroga: «Casillo si recava spesso a Londra per affari e mi è stato riferito che anche in quel periodo fosse andato in Inghilterra per lo stesso motivo». Ma come era entrato in contatto Cutolo con l’universo di Calvi? «Casillo, che era Cutolo fuori, già conosceva il banchiere e mi chiese di proteggerlo quando lui si trovava in carcere a Lodi (era stato arrestato il 21 maggio del 1981). Gli altri carcerati, infatti, lo maltrattavano, gli chiedevano i soldi e lui non sapeva come difendersi».

Il «potere» che ricopre in quegli anni Casillo gli permette facilmente di andare
a trovare Cutolo (che all’epoca si trova ad Ascoli Piceno) in carcere, e chiedere
la sua intercessione, affinché lascino stare in pace Calvi mentre è detenuto.

Tutto ciò si concretizza, tanto è vero che «quando Calvi torna in libertà, come mi riferisce Casillo, mi manda a ringraziare». Dopo quell’interessamento e la «protezione», i rapporti tra Casillo e Calvi si rafforzano? Al che Cutolo risponde: «Ricordo che in quel periodo di cui si parla, successivo quindi all’81, io ero in isolamento all’Asinara. Non so, dunque, come i rapporti tra i due, evolsero. Nell’82 io cercavo di mettermi in contatto con Casillo, perché si interessasse a risolvere il mio caso».

«In che senso?», chiede il pm.

«Nel senso che Casillo mi aveva fatto interessare per la liberazione di Cirillo e il premio per me era stato l’isolamento. Quindi Casillo doveva adoperarsi per trarmi da quella situazione». Un tentativo, che, però, come dimostra la storia giudiziaria di Cutolo, il suo braccio destro non avrebbe mai effettuato.

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