Il boss della Nco Raffaele Cutolo

di Antonio Averaimo

Avvocato Gaetano Aufiero, dalle indiscrezioni trapelate sul recente incontro nel carcere di Parma con il boss Raffaele Cutolo, sembrerebbe che il suo assistito abbia detto: «Preferisco l’iniezione letale piuttosto che vedere mia figlia da un vetro». Al compimento del 12esimo anno di età della bambina, infatti, l’ex capo della Nuova camorra organizzata non potrà più avere alcun contatto fisico con lei.
«È vero quanto riportato da alcuni giornali. Ma mi lasci dire subito una cosa: tutte le indiscrezioni che circolano sulle condizioni di salute del mio assistito – che lo vorrebbero quasi prossimo alla morte – sono del tutto infondate. Raffaele Cutolo ha 78 anni, da 38 è al 41-bis. Chiaro che un uomo della sua età, sottoposto a un regime carcerario così duro, possa risentire di numerosi acciacchi, ma nulla di estremamente grave. Erano ben sette anni che non lo incontravo: la sua era una forma di protesta. Poi la moglie mi ha fatto sapere che voleva incontrarmi. Quando sono andato da lui, gli ho detto che a giugno-luglio, a seconda di quando sarà rinnovato, impugneremo il 41-bis».

Su quale base?
«Molto semplice: il mio assistito non è più pericoloso. La Nco non esiste più da decenni ormai. Lo abbiamo detto in tutte le sedi possibili, ma la Direzione nazionale antimafia e la Dia non vogliono convincersene. I sodali di Cutolo o sono morti o sono in carcere o, se fuori, non sono più in grado di nuocere allo Stato italiano per la loro età avanzata. La Dia dice che il mio assistito continua a mantenere inalterato il suo carisma e i collegamenti con gli ambienti criminali all’esterno. Ma come può farlo se è al 41-bis?».
Cutolo è Cutolo…
«Sì, ma è da 38 anni murato vivo in carcere. Delle due l’una: o il 41-bis con lui ha fallito perché non riesce a recidere i legami con l’esterno o, più semplicemente, il mio assistito non è più in grado di nuocere allo Stato. Da qui non si scappa. Diverso è il discorso per il suo rivale Mario Fabbrocino, recentemente morto, o per Riina e Provenzano. Tutti questi soggetti erano ancora pericolosi».

Recentemente “Il Mattino” ha dato notizia di un interrogatorio cui Cutolo è stato sottoposto dal capo della Dda napoletana, Giuseppe Borrelli, nel quale il suo assistito avrebbe ribadito che sarebbe stato in grado di salvare la vita ad Aldo Moro proprio come avrebbe fatto poi in futuro con l’assessore regionale Ciro Cirillo, ma che in quella occasione i politici da lui contattati non vollero trattare con lui. Ha avuto modo di parlare con lui anche di questo?
«Sì. Lui non ne sapeva nulla perché non riceve i giornali, ma mi ha ribadito che era a conoscenza del posto nel quale era nascosto Moro e che avrebbe potuto salvargli la vita. Ma sono cose che già si sapevano. Certo, vederle scritte in un verbale è tutta un’altra cosa…».