Aldo Semerari e Raffaele Cutolo

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di Giancarlo Tommasone

La deposizione di Raffaele Cutolo nel corso dell’udienza che si tiene il 9 ottobre del 1998, nell’ambito del processo per l’omicidio Pecorelli, fa emergere alcuni particolari importanti per comprendere gli equilibri e gli scenari criminali della fine degli Anni ’70.
Le domande fatte al boss della Nco dagli avvocati dei diversi imputati (tra essi spiccano i nomi dell’ex magistrato e ministro Dc Claudio Vitalone e del senatore Giulio Andreotti) sono orientate soprattutto a fare luce sul rapporto di fiducia esistente tra il padrino e Nicolino Selis, uno dei capi della banda della Magliana e allo stesso tempo capozona di Cutolo a Roma.
Secondo la narrazione portata avanti dal «professore» di Ottaviano per l’intera udienza, l’omicidio di Mino Pecorelli sarebbe stato progettato ed eseguito da quelli della Magliana, poiché il giornalista avrebbe riferito fatti della banda al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Dietro il delitto, dunque, secondo Cutolo non ci sarebbero stati
né la mafia siciliana, né tantomeno la politica.

Si chiede poi al fondatore della Nco che tipo di rapporto avesse avuto con Franco Giuseppucci, detto er Negro, altro vertice della banda della Magliana. «Un rapporto buono – afferma Cutolo – perché del resto Giuseppucci frequentava diversi elementi di diverse organizzazioni malavitose. Era un mio amico comunque».

A segnalare er Negro a Raffaele Cutolo è il criminologo Aldo Semerari, che all’epoca era «ingaggiato» dai malavitosi di rango dell’intera Penisola per la sua abilità nelle perizie, soprattutto in quelle che riuscivano a far tornare in libertà o a dirottare i suoi clienti verso «comodi» manicomi criminali.

«Licenziai Semerari prima che effettuasse una perizia per mio conto, circa un mese prima che lo arrestassero, perché non mi convinceva. Gli dissi: vi vedo già con le manette».

In effetti, il criminologo fu arrestato per associazione sovversiva e per un presunto coinvolgimento nella strage di Bologna, alla fine dell’estate del 1980.

«Semerari era un luminare, un grande psichiatra, ma comunque era più pazzo di me», sottolinea ancora Cutolo durante l’udienza del 1998. Gli si chiede: «Sa per conoscenza diretta o perché magari l’abbiano riferito a lei esponenti della Magliana, di rapporti intercorrenti tra il professor Aldo Semerari e Mino Pecorelli?». «No», afferma il boss della Nco.
Gli si chiede ancora: che sa lei dell’omicidio Pecorelli? «Oltre alla vicenda della richiesta della pistola da parte di Selis, arma che sarebbe servita per ammazzare il giornalista, tutto quello che riguarda il delitto l’ho appreso dai giornali».

(III – continua)

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