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Dopo la Procura e la Corte dei Conti, anche l’Anac ha acceso, è proprio il caso di dirlo, i riflettori sull’affare delle luci votive nei cimiteri. Un business, come riporta un articolo di ‘Repubblica’ a firma di Alessio Gemma, da 190 milioni di euro. L’autorithy presieduta dal magistrato Raffaele Cantone contesta il profitto tratto dalle arciconfraternite sulle lampade votive nei cimiteri. Una attività “estranea alle funzioni di culto” degli enti ecclesiastici. Ma al centro del mirino è finito anche il Comune di Napoli, che dalla concessione delle luci potrebbe avere ripercussioni negative in fase di bilancio.

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Il Comune di Napoli - stylo24
Il Comune di Napoli

Tutto parte da luglio 2016, quando la ditta Selav si aggiudica il servizio di gestione per 20 anni, attraverso un canone annuo da versare nelle casse di Palazzo San Giacomo di 3,6 milioni di euro e attraverso un taglio del 20% delle tariffe per i cittadini con 18 milioni di investimenti. Il contratto, però non viene mai firmato. E a marzo 2018 viene tutto annullato dopo una inchiesta della Procura per turbativa d’asta e falso che coinvolge sia Selav che gli uffici comunali. Nell’ambito del contenzioso in corso, Selav si rivolge, ad agosto 2017, all’Anac per denunciare “l’ostruzionismo” delle arciconfraternite che impedivano agli operai l’accesso a cappelle e loculi. Prassi confermata da una nota dell’11 maggio 2017 del Comitato di gestione dei beni delle arciconfraternite della Diocesi di Napoli, indirizzata al Comune. Il cui comportamento viene giudicato “singolare” vista la “tolleranza rispetto a pratiche che non trovano legittimazione in alcuna norma di legge”.

Ancora, nel rapporto tra Comune e Selav, l’Anac individua una serie di “disfunzioni”, soprattutto in riferimento al numero di lampade stimate. Tutto ciò, infatti, potrebbe impattare “sui livelli di rendimento della concessione, alterandone l’equilibrio economico-finanziario, con possibili ripercussioni” anche “sul bilancio comunale”. L’Anac si stupisce in merito al riscontro di “carenze nell’offerta in una fase successiva allo svolgimento delle operazioni di gara”, che “devono essere di norma rilevate dalla commissione di gara i al più tardi in sede di approvazione dell’aggiudicazione definitiva”. Mentre in questo caso “tale verifica si ritrova in prossimità della stipula del contratto”.

Il cimitero monumentale di Poggioreale

A tutto ciò, va ricordato, si aggiunge la richiesta di risarcimento della Corte dei conti di 38 milioni a 12 tra assessori e dirigenti per i “mancati incassi del Comune sulle luci votive dal 2008 al 2015”, quando il gestore era l’Eav.

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