giovedì, Febbraio 2, 2023
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«Lo doveva sistemare e il boss Amato affidò la piazza al nipote incapace»

La parentopoli della camorra  

di Giancarlo Tommasone

Capita spesso, che solo grazie a parentele si riesca ad occupare posti di rilievo. Ad esempio la guida di una azienda può passare dal padre che l’ha fondata, al figlio senza alcuna dote o propensione per gli affari, solo perché quest’ultimo può esibire come meriti, legami di sangue. Succede in tutti gli ambienti e naturalmente anche in quello criminale. A raccontare un episodio dall’efficacia lampante, sull’incapacità al potere, è il collaboratore di giustizia Antonio Prestieri. «Voglio precisare che quando i Di Lauro furono cacciati dalla 167 di Secondigliano (e quindi anche dalla cosiddetta “Ciampa di cavallo”), la piazza di spaccio della “Ciampa di cavallo” rimase sotto la gestione di tale “pasticciere”, che contrariamente al resto della famiglia Petrozzi, passò con gli Scissionisti», fa mettere a verbale il collaboratore di giustizia il 23 maggio del 2008.

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Relativamente alla gestione della citata piazza, al «pasticciere» si affiancò come socio, «il nipote di Raffaele Amato ovvero Lelluccio ’o piccirillo  (classe 1990, e omonimo del boss degli Scissionisti) detto anche “capa bianca”. In detta zona si iniziò anche la commercializzazione di kobret e di crack, e di eroina, piazze che però non fiorirono (dal punto di vista delle entrate economiche) subito». «Lelluccio ’o piccirillo, essendo inesperto e gestendo detta piazza unicamente in quanto nipote di Lello Amato, non sapeva tagliare bene l’eroina ed iniziò ad avere perdite nonché a crearci problemi», spiega il pentito.

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A tal riguardo, «voglio precisare che in almeno due occasioni, io e mio cugino Antonio Pica venimmo chiamati da Cesare Pagano il quale ci disse che Lelluccio ’o piccirillo aveva rovinato 2-3 chili di eroina, e pertanto ci impose di acquistarla dicendo che noi eravamo più bravi a venderla e potevamo risolvere il problema. Di fatto fummo costretti a cacciare i soldi ed ad avere della sostanza che non era vendibile», sottolinea il collaboratore di giustizia.

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