L’antiterrorismo britannico indaga vicino a RAF Fairford mentre la guerra e la diplomazia rimettono Iran, Russia e Ucraina al centro
Tre furgoni sospetti, cinque uomini arrestati e decine di case evacuate vicino a RAF Fairford, nel Gloucestershire. L’antiterrorismo britannico indaga per preparazione di un atto terroristico e reati legati agli esplosivi. Tra le ipotesi esaminate c’è anche un possibile collegamento con l’Iran, ma al momento la pista non è stata confermata.
Una segnalazione nella notte mette in moto la polizia
L’operazione scatta dopo che i tre mezzi vengono notati nei pressi della base militare. Arrivano gli agenti armati, partono i fermi e in poco tempo l’inchiesta passa agli investigatori dell’antiterrorismo.
La Gloucestershire Constabulary ha confermato ufficialmente gli arresti, l’evacuazione precauzionale di circa 85 abitazioni e il cordone di sicurezza di 400 metri.
Subito dopo entrano in scena gli artificieri dell’esercito, che cominciano a esaminare i furgoni.
RAF Fairford è uno dei punti sensibili della presenza americana
La località spiega perché l’allarme abbia assunto subito un peso nazionale. RAF Fairford appartiene al governo britannico ma viene utilizzata dalle forze statunitensi come base avanzata per i bombardieri. Il governo britannico ne ricostruisce il ruolo al servizio dell’US Air Force.
La struttura è stata utilizzata anche nel quadro delle operazioni militari legate al confronto con l’Iran. Teheran aveva già avvertito che le basi impiegate per azioni contro il Paese sarebbero state considerate possibili obiettivi.
La tensione iraniana resta alta anche sul piano diplomatico, come ricostruito da Stylo24 nella crisi tra Trump, Teheran e Hormuz.
Una residente nota i mezzi e chiama la polizia
Secondo quanto riportato dalla stampa britannica, a far partire l’intervento sarebbe stata una donna che, rientrando a casa, avrebbe visto tre furgoni e cinque uomini, alcuni con il volto coperto. Dopo la telefonata alla polizia avrebbe avvertito anche i vicini attraverso un gruppo WhatsApp.
Gli arresti arrivano poco dopo. Un residente racconta di essersi svegliato con gli agenti davanti alla porta e l’ordine di lasciare immediatamente l’abitazione.
Un altro riferisce di avere visto uomini fermati in strada e poliziotti armati. Le autorità, però, chiedono cautela: l’indagine è ancora aperta e identità, movente e possibili collegamenti internazionali devono ancora essere accertati.
Intanto Mosca guarda a Trump e Xi
Mentre Londra lavora sul dossier terrorismo, la diplomazia torna a muoversi attorno alla guerra in Ucraina.
Mosca lascia aperta la possibilità che il vertice del G20 possa diventare un’occasione di contatto fra Vladimir Putin, Donald Trump e Xi Jinping. Dmitry Peskov parla di una «buona opportunità» per riprendere i rapporti, anche se non conferma un vero incontro trilaterale.
Il legame tra Mosca e Pechino continua a pesare sulla guerra ed è già stato seguito da Stylo24 nei rapporti sempre più stretti tra Putin e Xi.
Le trattative sull’Ucraina restano ferme
Prima di un possibile faccia a faccia tra i leader si discute anche di una riunione tecnica fra delegazioni russe, ucraine e americane. Il negoziato, però, continua a inciampare negli attacchi sul terreno.
A Oleshky, nella regione occupata di Kherson, circa duemila civili risultano bloccati con gravi problemi di cibo, acqua ed elettricità. Le forze ucraine hanno utilizzato droni per far arrivare tonnellate di viveri.
Nel frattempo l’incontro tra Berlino e Mosca si chiude male. Il ministro tedesco Johann Wadephul chiede di fermare escalation e attività ostili. Sergey Lavrov liquida il colloquio come inutile.
Zuppi prova a tenere aperto il canale umanitario
In questo clima torna a Mosca anche il cardinale Matteo Zuppi. La sua missione punta soprattutto a mantenere vivo il dialogo umanitario e a favorire lo scambio dei prigionieri.
È uno dei pochi fili che restano tesi mentre i dossier si accumulano: l’allarme a Fairford, il confronto con l’Iran, la guerra in Ucraina, il gelo tra Russia e Germania e il tentativo delle grandi potenze di riaprire qualche canale.
In Inghilterra, però, la domanda è molto più immediata. Gli investigatori devono capire che cosa ci fosse dentro quei furgoni e perché cinque uomini fossero arrivati così vicino a una delle basi militari più sorvegliate del Paese.

















