martedì, Novembre 29, 2022
HomeNotizie di CronacaRacket, la rivolta dell'imprenditore coraggio: «Li denuncio tutti. Ma hai capito che...

Racket, la rivolta dell’imprenditore coraggio: «Li denuncio tutti. Ma hai capito che quello mi portava le pizze?»

Lo sfogo del commerciante che ha fatto arrestare i quattro aguzzini del clan Mauro: «Sono venuti con i caschi, la gente pensava che mi volessero sparare, ora basta»

di Luigi Nicolosi

La forza e il coraggio di opporsi ai nuovi “signori” del pizzo del rione Sanità. La svolta nelle indagini che hanno portato all’arresto dei quattro aguzzini del clan Mauro è arrivata anche, ma soprattutto, grazie alla denuncia della vittima. Un imprenditore, titolare di un’agenzia di scommesse nella zona delle Fontanelle, che dopo mesi di minacce e angherie ha deciso di chiedere aiuto allo Stato. Un gesto purtroppo ancora troppo spesso straordinario, ma che ha consentito ai carabinieri di arrivare rapidamente alla soluzione del caso. «Li denuncio a tutti quanti e li faccio arrestare. Basta, mi sono scocciato», erano state le parole che la vittima aveva rivolto a un amico durante una conversazione telefonica. E alla fine ha mantenuto la promessa.

È il 28 febbraio del 2019 quando il titolare dell’agenzia, stremato dalla pressione dei quattro estorsori del clan Mauro, si lasciare andare a un durissimo sfogo con il suo amico. Gli investigatori dell’Arma erano in ascolto e proprio quella telefonata è finita agli atti dell’inchiesta che ieri ha portato all’esecuzione del nuovo provvedimento cautelare a carico della cosca di base ai Miracoli. «Quelli sabato sono venuti tre volte, dissi io “non vi do niente”, poi videro che io misi il piede a terra. Vennero tre di loro, quattro di loro, tre scesero… i caschi neri, poi la gente, quando li videro, scappò perché si pensavano che loro mi volevano sparare, hai capito?», è l’incipit della conversazione. L’interlocutore è esterrefatto: «Mannaggia…».

È a questo punto che il racconto della vittima dell’insopportabile taglieggiamento entra nel vivo: «Arrivano dentro “chiudi subito tutto, questo, quell’altro, poi se scendo un’altra volta e ti trovo aperto ti sparo, ti faccio, ti dico…” hai capito? Ma non voglio dare più niente Ciro, mi sono scocciato…». L’amico lo incoraggia quindi a rivolgersi alle forze dell’ordine e l’imprenditore, ormai esausto, si lancia in una prima descrizione dei suoi aguzzini: «Ma tu se li prendessi… va beh, ma tu li conoscerai pure se li vedi, quei due piccolini, uno portava le pizze, uno chiamato “Cucù” (Luca Di Vicino, ndr), un altro non so come si chiama… Quello… quel nipote di quello che si pensa… ma chi è il nipote quello lungo lungo là… (il riferimento secondo gli inquirenti è ad Antonio Chiaro, nipote del boss Ciro Mauro, ndr). Ma tu hai capito? Quello mi portava le pizze qua fuori, che io chiamavo a Totò (la pizzeria Salvatore Oliva, ndr), gli davo pure due euro di mancia a quello zuzzus». Ma il tempo della paura era ormai finito. Da ieri, infatti, i due presunti aguzzini, insieme ai complici Vincenzo Leonardo e Francesco Lamia si trovano rinchiusi a Poggioreale con la prospettiva concreta di rimanerci ancora a lungo.

Articoli Correlati

- Advertisement -