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Al secondo valzer di canne e al terzo di sniffate, ‘o Drogato lanciò la proposta del viaggio dei desideri. Ognuno – spiegò – si sarebbe assentato, a turno, da Napoli per una settimana di vacanza. La sua piazza sarebbe stata co-gestita dagli altri «colombiani» e dai «dipendenti», e i soldi sarebbero stati detratti dal primo mese di incasso come «bonus».

Cinque… sei… otto… venti… quindici…?

Si chiuse su un budget di 10mila euro a testa.

Il giro delle preferenze.

Capauciello, aggiustandosi le sopracciglia con la saliva: «Me piacess Cuba p’e femmen. E capace ca me trov accussì bbuon ca rest llà («foss ‘a maronn», rise Abdul). Po’ ‘e sord m’è mannat via posta».

Christian, abbottonandosi il polsino della camicia con le iniziali d’oro CS: «In Florida. Aggio vist pe television ca fann ‘a pesca ‘o squalo ‘ngopp ‘e barche. E po’ pure ‘a bonanima ‘e frat’m Maicol ce piaceven ‘e squal. Me purtass pure a Elenuccia mia…».

‘O Drogato, grattandosi la pancia con una mano infilata sotto la maglietta: «In Olanda. Speniell e cocaina c’a pala e senza nisciut ca te romp ‘o cazz. Grandi affari…».

Abdul, affondando con le mani nei cuscini: «’A Spagna, comm ‘e tiemp belli. Quann ce steven meno sord, ‘o ver, ma l’amicizia era cchiu autentica, cchiu sincera».

‘O Bisonte, lavorando di lingua attorno a un molare per staccare una fibra di polpa di granchio rimasta incastrata: «Io stong bbuon ‘a casa mia cu mammà». Fu seppellito da una selva di «buuu» e «looota» e «muort ‘e famm».

‘O Bisonte si staccò il pezzettino di polpa, se lo rimirò sul dito e se lo mangiò, incurante degli amici.

Poi arrivò la sorpresa.

Strani suoni dalla sala superiore. Come di tamburi e maracas. Prima lievi poi sempre più forti. L’impianto di filodiffusione iniziò a gracchiare e, dopo qualche scarica di assestamento, prese a trasmettere un ballo, una specie di salsa. I rumori inconfondibili delle maracas si fecero più insistenti. Dalle scale scesero tre ballerine brasiliane che iniziarono a sculettare davanti agli occhi increduli dei «colombiani». Avevano cappelli piumati e vestiti sbrilluccicanti color argento e oro, e calze a rete nere. Erano robuste, ben piazzate, pelle scura e culo grosso. Alte molto più del più alto dei ragazzi, Capauciello. Ad ogni colpo d’anca, ad ogni sculettata un suono di campanelli e sonagli si diffondeva nel ristorante. Inscenarono un balletto, una samba al centro della sala muovendosi al ritmo della musica e strusciandosi tra di loro.

Era un regalo di «Rin Tin Tin». Un omaggio ai nuovi padroni di Forcella che lo avrebbero aiutato a risolvere alcuni «problemini» con gli usurai legati al boss di Monte di Procida, Rosario Pariante. Il ristoratore aveva rilevato il locale dal precedente proprietario che doveva un mucchio di denari ai Pariante e, sicuro, non si voleva accollare debiti non suoi. Cercava protezione a Forcella per non finire in un pilone di cemento a Secondigliano.

Le brasiliane andarono a recuperare i ragazzi dai divanetti e li trascinarono a ritmo di samba. Capauciello aveva lo sguardo perso in tutto quel ben di dio; e non sapendo da dove iniziare, non aveva affatto cominciato. ‘O Drogato e ‘o Bisonte presero invece molto sul serio l’invito a scatenarsi e si avventarono a sanguisuga sulle donne palpandole ovunque. Si unì pure il proprietario alla danza. Con un occhiolino a Capauciello fece capire che, se volevano, i «colombiani» potevano restare lì per il tempo «necessario». E promise a Christian, rimasto un po’ ai margini perché impegnato a rispondere ai messaggini preoccupati di Elenuccia, che avrebbe fatto arrivare una scorta di liquori da far invidia a un grande hotel. Aggiunse che le ballerine erano state reclutate per esaudire «ogni esigenza» degli ospiti. E calcò con la voce la parola ogni.

Non c’era bisogno di aggiungere altro.

 

Accettarono la proposta all’istante. I ragazzi avanzarono una ulteriore richiesta: l’uomo, a cui andava tutta la stima e la riconoscenza del «commando piovra», avrebbe dovuto fare un ultimo sforzo. Un’ultima cortesia: recuperare fiches e carte francesi perché i cinque amici volevano farsi un pokerino dopo essersi fatti le ragazze. Erano mesi che non giocavano più a carte come un tempo. Quella sarebbe stata l’occasione per recuperare le buone, vecchie abitudini.

Non fu difficile, «Rin Tin Tin» partì con l’auto verso casa. Al ritorno, trovò ‘o Bisonte e Capauciello sul divano che fremevano attendendo il loro turno. Gli altri tre si erano portate le brasiliane nelle macchine parcheggiate fuori. C’era, affianco a loro, su una poltroncina, pure l’autista di Christian. Si era mezzo addormentato. Zitto e ubbidiente, aveva solo reclinato un po’ la testa sullo schienale per trovare una posizione che fosse almeno sopportabile per qualche ora stando immobile.

«Rin Tin Tin» consegnò loro il materiale e, tra mille inchini, si allontanò augurando buona serata ai suoi nuovi amici.

Quando tutti si furono svuotati, misero mano alle carte. Non solo per divertirsi ma anche per affrontare l’ultimo punto rimasto in sospeso della riunione. Quello che era stato più volte rimandato a tavola perché nessuno era intenzionato a farsene carico.

Al giro conclusivo, era ormai l’alba, Christian richiamò l’attenzione dei giocatori e annunciò la posta in palio.

Mano finale. Occhi e cervelli annebbiati da alcol e droga.

‘O Bisonte cominciò a mischiare le carte e a distribuirle.

L’autista se n’era tornato a dormire nella Mercedes. Non aveva aperto bocca.

Cento euro d’apertura… vedo… vedo… passo… rilancio: 200 euro

Vedo… vedo… vedo…

Tre carte… due carte… tre carte… sto…

Rilancio 500… vedo… vedo… passo…

Capauciello tentò un bluff da schiaffi. Con una coppia di sette, aveva raddoppiato la posta gettando con nonchalance un bigliettone viola da 500 euro sul tavolo. Abdul lo aveva seguito scoprendo un full ma a vincere era stato ‘o Drogato con una scala reale. Per festeggiare due grammi e mezzo di cocaina sul dorso della mano: un unico tiro.

Aveva una raffineria in tasca.

‘O Drogato si sentiva le narici infuocate. Urlò così tanto che le ballerine, che si erano appisolate, si svegliarono di soprassalto temendo che fossero arrivati i carabinieri a fare una retata.

Capaucié – annunciò solenne Christian, alzandosi e stirandosi le gambe – tien ‘o punt cchiu basso ‘e tutt quanti. ‘E guagliun pe’ piazze l’è truvà tu.

Pure le brasiliane applaudirono.

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