Il questore di Napoli Antonio De Iesu

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Il questore, Antonio De Iesu, traccia il bilancio di fine anno riguardo al lavoro investigativo della polizia partenopea, ricco di risultati ma non ancora sufficienti ad abbassare la percezione di insicurezza dei cittadini.

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A Napoli ci sarà «un gruppo
interforze per analizzare
e approfondire tutti gli eventi
e i casi di devianza giovanile,
un modo per studiare e analizzare
le attività dei più giovani
per riuscire a prevenire
azioni criminali»

«Ma non si può militarizzare la città. Noi possiamo accompagnare i processi rigenerativi dei quartieri napoletani, purché ci siano – spiega De Iesu – l’effervescenza turistica di questo periodo è una buona occasione per tanti giovani che possono così trovare lavoro». La devianza minorile ha costellato infatti di gravi episodi tutto il 2018. «La sparatoria con ferimento ai baretti di Chiaia, l’accoltellamento del 17enne Arturo a via Foria, le aggressioni al Vomero, il caso di Gaetano Della Corte nella stazione del quartiere di Piscinola, massacrato da ragazzi in un gesto privo di ogni dignità umana, 9 ragazzi che non avevano nulla da fare – ricorda il capo degli uffici di via Medina – tutto questo ci dà la dimensione e la misura della devianza minorile e con questo ci dobbiamo misurare». Il questore ritiene occorra ottimizzazione le iniziativa di aggregazione nei quartieri periferici e in quelli più difficili, e punta il dito anche sulla responsabilità dei genitori dei ragazzi abbandonati a loro stessi perché «non c’è solo l’attività investigativa per una risposta efficace».

Ruolo comprimario deve essere dunque
della società civile, della comunità e degli enti

«Noi stiamo collaborando con padre Loffredo del rione Sanità che ha creato una palestra di pugilato nella sua sagrestia. Il sistema Sanità è quello da seguire con la nascita di numerose associazioni, con il coinvolgimento delle chiese, la Municipalità», esplicita. «A Napoli ci sono tante manifestazioni e fiaccolate, ma questo non basta. Non bastano le manifestazioni. A noi servono persone che si impegnano quotidianamente e che segnalino ciò che vedono. Basta poco, anche in forma anonima, perché potrebbe orientare la nostra attività investigativa.

Basta mandare una segnalazione alle sale operative, anche con l’app Youpol». A chiedere ancora una volta la collaborazione dei cittadini il questore di Napoli, Antonio De Iesu. «Nessuna strategia può risolvere per sempre i problemi di Napoli, ci vogliono impegno e abnegazione e il lavoro oscuro e prezioso dei nostri agenti sul territorio», insiste. Duemila gli arresti e 7.200 i denunciati, ma la criminalità organizzata «pur se mutata, è il cancro di questa città». Pochi omicidi ma tante sparatorie, anche se «le ‘stese’ sono un segno di debolezza della camorra», spiega. Sugli episodi di microcriminalità si sta facendo molto ma la città «soffre di una recrudescenza di furti negli appartamenti che sono difficili da reprimere senza segnalazioni. I poliziotti non possono entrare condominio per condominio». Il questore è intervenuto anche sulle frange violente dei tifosi. Lo stadio «è l’unico posto dove si amalgamano criminali di diversi punti della città e che interpretano il senso di appartenenza a Napoli in maniera del tutto distorta».

Il questore di Napoli, Antonio De Iesu, punta il dito
contro il tifo violento nelle curve del San Paolo

«Grazie alle Universiadi ci sarà un nuovo modello di sorveglianza, più telecamere ai tornelli che trasmetteranno immagini digitali e altamente tecnologiche per rendere ancora più sicuro il San Paolo – anticipa – riuscire a inquadrare faccia per faccia ogni tifoso, riuscire a stabilire la geografia dei gruppi ultrà all’interno delle curve significa anche ricostruire i rapporti di forza in tutto lo stadio. Io rispetto i tifosi delle curve che per la stragrande maggioranza sono persone perbene, ma c’e’ uno zoccolo duro e non sono pochi». «Grazie ad attività di prefiltraggio e controlli serrati agli ingressi gli scontri all’interno dello stadio sono spariti, ma si sono trasferiti all’esterno – spiega, parlando in generale anche degli scontri a Milano – occorre considerare poi che la connotazione dei vari gruppi è differente da Nord, dove sono politicizzati, al Sud, dove invece hanno una connotazione criminale».

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