Il colloquio col boss per vedersi riconosciuta la settimana (foto di repertorio)

Il boss di un clan di camorra commenta (intercettato) le scuse di un affiliato allontanato dalla cosca

Capita pure questo nei clan di camorra: la vicenda emerge dalla intercettazione ambientale di una conversazione che avviene tra il boss e il suo «consigliere» più fidato. Parlano di un vecchio affiliato caduto in disgrazia e allontanato dalla cosca, perché ritenuto, ormai, inaffidabile. Le inchieste che saranno condotte sull’organizzazione criminale in oggetto (attiva nella zona del Vesuviano), evidenzieranno come l’ex componente della famiglia abbia pure messo in tasca, per intero, i soldi di alcune estorsioni, ma sia stato lasciato in pace tenendo conto della sua lunga «militanza», e della scarsità delle sue entrate. «Mo, quello sta dicendo a tutti quanti che sta andando a trovare la figlia in ospedale, ma io so bene dove va e che sta facendo», afferma il capoclan. «E non si mette nemmeno scuorno (vergogna, ndr), che lo sanno tutti quanti che non è buono», gli fa eco il sodale.

«Sì, quello è da mo che ha perso la faccia. Sta andando da tutti a bussare, per fare qualcosa di soldi, ma io ho saputo che nessuno gli dà retta. Prima o poi, chiamano le guardie e se lo portano». In effetti, da quanto si evince dai contenuti della intercettazione, è assai magro, se non addirittura inconsistente, il «bottino» dell’affiliato messo da parte. «Al massimo che può raccogliere? Cento, duecento euro. E se li tenesse, che non può mangiare, nemmeno il piatto a tavola può mettere», sottolinea ancora il boss. Che però tiene a precisare: «A me, l’unica cosa che veramente mi dà fastidio è che quello non si fa trovare, sta sempre fuori di casa, va dicendo una volta che tiene un problema, un’altra volta che tiene la figlia in ospedale, ma a me che me ne fotte dove va e che fa? Una volta era buono, adesso non serve, quello perciò lo mandammo (allontanammo dal clan, ndr)».

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