Uno scorcio di Via dei Tribunali a Napoli (foto di repertorio)

Scontro tra clan per il controllo del centro storico, l’azione dei Mazzarella per subentrare ai Sibillo

A poche ore dal blitz che aveva interessato esponenti del clan Sibillo, praticamente azzerando i vertici della fazione malavitosa, i rivali della cosca Mazzarella scendono in campo, per occupare lo spazio lasciato vuoto dai «nemici». E’ una costante nella camorra cittadina, soprattutto nel centro storico di Napoli, dove i gruppi criminali si trovano a contendere spazi, anche delimitati da una sola strada. E’ quanto emerge dall’ultima inchiesta sul clan Sibillo, quella che qualche settimana fa, ha portato all’esecuzione di una ventina di misure di custodia cautelare.

Allegate agli atti ci sono anche una serie di intercettazioni, riscontri investigativi, e la denuncia di una vittima, che risalgono al 9 marzo del 2019. Quel giorno, infatti, scatta una operazione contro il gruppo di Forcella, e i Mazzarella si attivano subito per subentrare nel controllo delle attività illecite.

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Nell’ordinanza a firma del gip Luana Romano, è possibile leggere: «Nella mattina del 9 marzo 2019, l’arresto dei capiclan Giovanni Matteo e Giovanni Ingenito, genera un vuoto di potere all’interno del clan Sibillo. Già nel primo pomeriggio di quello stesso giorno, infatti, si registra la presenza per le vie del centro di alcuni esponenti del clan Mazzarella ed in particolare di Antonio lodice, Marco De Martino (non indagato nell’inchiesta in oggetto, ndr), Ciro D’Aniello e di altri due affiliati non identificati».

La zona battuta dai rivali per
occupare gli spazi lasciati sguarniti

Secondo quanto ricostruiscono investigatori e inquirenti anche sulla base di immagini catturate da telecamere della videosorveglianza, i soggetti, «in sella a 3 scooter, battono la zona sia alla ricerca di appartenenti al clan rivale, sia per affermare la loro supremazia nel controllo di quel quartiere. Si segnala che la presenza dei 5 affiliati nel centro storico, è “certificata” da quanto denunciato» dal proprietario di un locale del centro storico.

Il titolare riceve una richiesta estorsiva e si rivolge immediatamente alle forze dell’ordine. A chiedere la tangente, secondo quanto riferisce il proprietario del locale, fu Antonio Iodice, anche detto ’o chiuovo (il chiodo), che si reca presso il locale e afferma: «Ora qui comandiamo noi». Facendo intendere che l’estorsione va pagata al clan Mazzarella.

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