Un sequestro di cocaina

Gli affari sull’asse Vesuviano-Capitale, il racconto del camorrista sull’appuntamento nel negozio di Cinecittà

Un negozio all’ingrosso di abbigliamento a Cinecittà (Roma), è il luogo fissato per un appuntamento che si sarebbe dovuto concretizzare con l’acquisto di una partita di droga, cocaina, nello specifico. L’appuntamento è organizzato dai compratori, per il tramite di un esponente di spicco del clan Fabbrocino (uno dei gestori occulti del negozio romano, ndr) e trafficanti che provengono dall’Agro nocerino-sarnese.  Gli acquirenti portano con loro una valigia piena di soldi, 380mila euro.  La circostanza emerge da una informativa di polizia giudiziaria prodotta sulla cosca di San Giuseppe Vesuviano. A parlare, intercettato, è il tramite dei Fabbrocino, che racconta a un sodale come si sono svolti i fatti.

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«Uno andava trovando 10 chili di roba, teneva dentro una valigia 380mila euro, e cercava contatti con certa gente di Angri», spiega il camorrista. «Io dico: li tengo io i contatti, organizziamo l’appuntamento a Roma, e loro portano la valigia piena di soldi», continua. Ma qualcosa va storto. Nel momento in cui si valuta la sostanza stupefacente, ci si accorge subito che è di scarsa qualità. «Ora io, automaticamente, ho sgamato il fatto. Con tutto ciò questi (i compratori) hanno preso il pacco, hanno provato la roba, e non era buona. Quelli (i venditori di Angri) dicono: “Ma noi ve la diamo a 28 euro al grammo”. Ma non c’è niente da fare, non la vogliono, perché questa roba non era buona, non vale nemmeno dieci euro al grammo, e gli lasciano il pacco», conclude il boss. Facendo due conti, la partita trattata si aggira su poco più di 13 chili e mezzo di cocaina.

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