di Francesca Piccolo.

In Campania i numeri ufficiali sono quelli di una narrazione instillata con il valium degli annunci quotidiani, alternando i toni alti, i proclami, Apocalisse now e soprattutto spostando sugli abitanti la scelta di mettere a repentaglio la propria vita e quella dei propri cari e pure dei posti in terapia intensiva, tutto ciò deresponsabilizzando chi avrebbe dovuto governare il processo e non lo fa. Controinformazione e reti mutualistiche, comitati ed esponenti non regiment, lo stanno dicendo e lo avevano detto.

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Con un’emergenza da pandemia che fa tremare i polsi a sistemi ben più affilati nelle macchine organizzative si sono messi diversamente al lavoro, con questi numeri coloro che ci stanno instillando la messa della paura saranno gli stessi che ci venderanno la cura, amara e forse l’unica. Purtroppo di giorno in giorno i numeri si stanno facendo beffa di quella narrazione anti Coronavirus populistica, incosciente e pericolosa, per essere poi sconfessati un’ora dopo dalle inefficienze strutturali di un sistema sanitario come quello regionale che si sta piegando sulle sue ginocchia per debolezza e sforzo sovrumano. In Campania si muore di Covid-19 perché non si e in grado di gestire un sistema random dell’epidemia, pane quotidiano di chi pratica ogni giorno l’assistenza sanitaria ed era intorno a loro e solo a loro che bisognava fare quadrato. Dal furto dei presidi di sicurezza destinati alla Campania al massacro dei medici dell’emergenza costretti a operare in condizioni disumane, all’aumento dei contagi e focolai è stata una linea retta.

Ora che si è posto già da piu di un mese l’urgenza dei tamponi e della diagnosi nell’incipit della sintomatologia quell’ atteso 1 milione di tamponi giunti in regione Campania, e destinati giustamente al personale sanitario in primis, non ha spento il fuoco che divampa quartiere per quartiere, comune per comune. Nessun argine e prospettiva di organizzazione si legge nei comunicati contro l’aumento dei decessi per diagnosi tardiva: perché questa è stata la regola decisa da chi ha gestito la macchina della disinformazione fin dall’ inizio: pur in presenza dei sintomi classici della malattia, ai pazienti è stata imposta solo la quarantena domiciliare senza alcun altro intervento e dopo si arriva forse al tampone dopo 7-10 giorni di febbre e tosse, quando la situazione polmonare è già troppo acuta, ma peggio è la perdita di quei dati immunologici preziosi per chi è stato a contatto con chi purtroppo si è ammalato e resta affidato ad un limbo tra la casualità e il nulla… spesso i tamponi si perdono, le risposte arrivano tardi. È chiaro che la follia sta in chi sta manovrando la macchina della narrazione, protezione civile nazionale a scendere, sta in chi conscio della propria inefficienza ha scelto la peggiore selezione questo si è un reato contro l’ umanità che sara difficile spiegare dopo.

Il fututo perciò si sta delineando tra chi riesce ad essere assistito in terapia intensiva, chi accede al protocollo sperimentale di Ascierto, per esempio non praticato all’ospedale La Schiana di Pozzuoli Asl na 2 pur dichiarato centro Covid-19, solo per fare un esempio vicino e chi si salva nelle pieghe di un mostro non indagato. Si era detto, richiesto, con messaggi mail bombing da Roma a in giù che fosse organizzata una centrale operativa a più livelli, una cabina di regia organizzativa epidemiologica come vi fu a Napoli nel colera del ’70, dato che la Campania non ne è provvista. Ma non si è nemmeno accennato a pensare ad una struttura simile, la politica tace, ci sono schiere di ricercatori, esperti alcuni anche impegnati già in altri settori e strutte di rilievo, pronti a dare una mano, ma si è preferito ingolfare il 118 e dare ad esso competenze che non gli spettavano esautorandolo del tutto. Senza un assessore alla Sanità, e nemmeno un commissario per l’emergenza epidemiologica, si legge su autorevoli contributi stampa, tutto ciò ritorna ad alimentare quell’ eco populistico e securitario che alla fine dovrà farà pulire le strade con alte dosi di Xanax per evitare il peggio del peggio.

Tutte le regioni, perfino la Lombardia, hanno un piano per l’exit dal lockdown, o il Veneto che si era inizialmente fatto prendere dal panico per aver incubato da mesi il primo focolaio ovviamente sono già al lavoro sulla diagnosi dei sieri ematici di ogni cittadino, qualcuno dirà ma qui mancano i tester per analizzare, bene ci sono le case farmaceutiche da coinvolgere e una quota alla volta si raggiunge il risultato. In Campania non siamo 11 milioni di cristiani, come a Wuhan e al picco ci dobbiamo arrivare noi con metodo e coraggio prima che ci travolga. La scena è cambiata nessuno ha la testa più per le canzoni dai balconi, arcobaleni e bandiere ne voglia di affidarsi a misure muscolose da pantaloni alzati sulla cinta, solo chiarezza e misure di sicurezza e prevenzione.