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di Giancarlo Tommasone
Non aveva ancora compiuto 20 anni, ma era già un capo, Emanuele Sibillo, guida di quella fazione che per diversi mesi decise di fare la guerra ai vecchi clan per prendersi un territorio ambito, quello dei Decumani, partendo dalla roccaforte di Forcella. Un vero e proprio cartello formato oltre che dai Sibillo, dai gruppi degli Amirante, dei Brunetti e delle nuove leve dei Giuliano. La notte del 2 luglio 2015, Emanuele Sibillo viene raggiunto da un colpo alla schiena, uno solo che però gli sarà fatale. Inutile la corsa al Loreto Mare. Secondo gli inquirenti ad accompagnare il 19enne presso l’ospedale di Via Amerigo Vespucci, fu proprio il fratello Pasquale. Sia lui che il 19enne risultavano essere latitanti.

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Il giovane boss Emanuele Sibillo
Il giovane boss Emanuele Sibillo

A distanza di più di due anni e mezzo dall’omicidio, il gup del Tribunale di Napoli Paola Piccirillo ha inflitto l’ergastolo a Gennaro Buonerba, Antonio Amoroso, Luigi Criscuolo e Andrea Manna. Tutti e quattro sono ritenuti dagli inquirenti appartenere al gruppo Mazzarella, rivale proprio della consorteria a cui aderivano i Sibillo. Il giudice per le udienze preliminari ha accolto le richieste del pm della Direzione distrettuale antimafia Francesco De Falco, che ha condotto l’inchiesta insieme col pm Henry John Woodcock. Unico sconto di pena concesso dal giudice, in virtù del fatto che i quattro hanno scelto di essere giudicati secondo il rito abbreviato, è consistito nell’«abbuono» dei sei mesi di isolamento diurno.

Il baby boss Pasquale Sibillo, al momento della cattura
Il baby boss Pasquale Sibillo, al momento della cattura

L’omicidio del 19enne è avvenuto in via Oronzio Costa, una stradina stretta e pessima via di fuga, considerata zona dei Buonerba. I Sibillo, secondo la tesi investigativa, stavano portando a compimento una stesa, l’ennesima dimostrazione di forza per marcare il territorio. Per sottolineare la predominanza nella gestione del business degli stupefacenti. Il gruppo rivale però fu lesto a fare fuoco, una pallottola fu fatale al baby camorrista.

La firma del clan Sibillo sulle mura della città

Quella data, il 2 luglio del 2015, rappresenta anche uno spartiacque, perché da allora per molti giovani malavitosi della zona cominciò il mito di E. S. 17 (Emanuele Sibillo, 17 perché la S è la 17esima lettera dell’alfabeto), una sigla che ha ispirato tatuaggi, scritte, la produzione di magliette e finanche tagli di capelli. Stylo24 riportò in esclusiva alcune foto. Tra esse quella di un’acconciatura; la famigerata sigla è “ritagliata” sulla nuca rasata di un simpatizzante del baby-boss. Una foto di Emanuele Sibillo riprodotta in vettoriale richiama invece il celebre ritratto del Che, il Guerrillero Heroico. La sigla F. S. (Famiglia Sibillo) compare perfino su una maglietta di una squadra di calcio.

La maglia della squadra di calcio della Famiglia Sibillo (Stylo24)
La maglia della squadra di calcio della Famiglia Sibillo (Stylo24)

Il mito (negativo, lo ribadiamo) di Emanuele Sibillo continua a fare proseliti e ad avere un forte ascendente sui giovani dei rioni a rischio, siano essi inseriti o meno in certe dinamiche criminali. Messaggi di ‘fede’ eterna e di apprezzamento a quello che è considerato per taluni un ‘martire’ della ‘jihad dei vicoli’, continuano a comparire sui muri dei Decumani e sui profili Facebook.

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