Determinanti per lo sviluppo dell’inchiesta sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, figlio primogenito del capoclan Francesco “Sandokan” Schiavone

Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata notificata dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta a quattro esponenti del clan dei Casalesi, per l’omicidio avvenuto nel 2010, a Villa di Briano, dell’appartenente al clan Crescenzo Laiso. Destinatari delle misure, emesse dal Gip del tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha coordinato l’indagine, sono Mario Iavarazzo, 46 anni, attualmente collaboratore di giustizia, già da tempo ai domiciliari, Mirko Ponticelli, 35 anni, e Nicola Della Corte di 50, entrambi già detenuti rispettivamente a Saluzzo (Cuneo) e Sulmona (L’Aquila), e Bartolomeo Cacciapuoti, 38 anni, unico libero dei quattro.

Determinanti per lo sviluppo dell’inchiesta, le dichiarazioni autoaccusatorie di Nicola Schiavone, figlio primogenito del capoclan Francesco “Sandokan” Schiavone, che da tempo collabora con i magistrati, e di Francesco Barbato, esecutore materiale del delitto. In particolare il rampollo del clan, indagato per l’omicidio, ha raccontato che fu lui stesso a ordinare l’uccisione di Laiso, accusato di aver trattenuto per sé, senza versarlo nelle casse del clan, buona parte del denaro proveniente dalle estorsioni a commercianti e imprenditori.

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Le indagini dei carabinieri hanno così permesso di ricostruire la dinamica dell’agguato e i partecipanti; Iavarazzo, Della Corte e Cacciapuoti avrebbero fornito supporto logistico partecipando attivamente alle ricerche della vittima, e segnalandone gli spostamenti ai killer che erano in moto, ovvero il conducente Mirko Ponticelli e l’esecutore materiale Francesco Barbato. Laiso era in auto quando fu raggiunto dal commando, abbandonò la vettura e provò a scappare a piedi, ma fu raggiunto da una raffica di proiettili; alla fine fu massacrato con tredici colpi di arma da fuoco.

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