Da sinistra: Raffaele Amato, Carmine Cerrato e Cesare Pagano

Le spese del clan Pagano, secondo il racconto del collaboratore di giustizia Carmine Cerrato

Ogni mese per mantenere gli affiliati in carcere e per le spese di avvocato, occorreva al clan quasi mezzo milione di euro. La circostanza emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmine Cerrato (cognato del boss degli Scissionisti, Cesare Pagano). Cerrato parlando del flusso economico proveniente dal traffico di cocaina, imbastito grazie ai narcos Mario Cerrone (poi passato a collaborare con la magistratura) e Raffaele Imperiale (latitante a Dubai) afferma che ogni mese, «per le spese di avvocato, (e per mantenere) tutti  quelli che stavano in carcere», necessitava al clan una somma sui 450mila euro. Il verbale è quello stilato in occasione della deposizione dell’otto maggio del 2014. «Pagavate sia Amato che Pagano?», chiede il pubblico ministero. E Carmine Cerrato risponde: «No, (all’epoca dei fatti) i Pagano non pagavano più gli Amato». Quindi, insiste il pm: «Pagavate solo i Pagano?». «Sì, con tutti gli affiliati», risponde il collaboratore di giustizia. Tolte le citate spese, rimanevano altri soldi, provenienti dal traffico di cocaina. «Chi manteneva (materialmente) questi soldi?», domanda il pm.

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E Cerrato spiega: «Dividevamo in tre quote: io, Mariano Riccio (genero di Cesare Pagano, ndr) e Cesare Pagano. Io dividevo quello che rimaneva». E quanto rimaneva di quei soldi? Chiede il pubblico ministero. «Cinquanta (mila) o 100 (si intende centomila) euro al mese; ma  non (era qualcosa di) fisso, non sempre. Venduta la merce, i soldi andavano a ricostituire il capitale per i nuovi acquisti», risponde il collaboratore di giustizia Carmine Cerrato.

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