Hanno preteso il «pizzo» da due fratelli titolari di un chiosco a Napoli nella zona di piazza Garibaldi, prima gli esponenti di un clan e poi quelli dell’altro. Una estorsione in alternanza perche’ l’attivita’ si trovava esattamente al centro dei territori sotto l’egida del clan Brunetti-Amirante e dei Mazzarella.

I DUE TITOLARI DEL CHIOSCO
COSTRETTI A PAGARE IL PIZZO
AI CLAN MAZZARELLA
E BRUNETTI-AMIRANTE

Come nel film «Cosi’ parlo’ Bellavista» di 33 anni fa, i commercianti erano costretti a pagare due volte. Ma, dopo oltre un anno e mezzo di vessazione, hanno deciso di affidarsi allo Stato e denunciare. Questa mattina gli agenti della Squadra Mobile di Napoli hanno arrestato otto persone, accusate di essere responsabile delle estorsioni praticate ai due fratelli che hanno versato oltre 10mila euro di tangente.

Emblematico un episodio dello scorso luglio quando, il giorno successivo al pagamento di una «rata» da mille euro ai Mazzarella, si presento’ un esponente del cartello rivale pretendendo lo stesso trattamento. «Hai pagato alla persona sbagliata», dice a una delle vittime con fare minaccioso Nicola Brunetti, esponente del clan che aveva preso il controllo della zona a ridosso del borgo Sant’Antonio Abate, un dedalo di vicoli e bancarelle di ambulanti.

I DUE FRATELLI TITOLARI DEL CHIOSCO
CONVOCATI A CASA DEL CAMORRISTA

I due fratelli furono addirittura convocati a casa del camorrista per ricevere minacce su disgrazie incombenti se non avessero pagato in tempo 10 mila euro, cifra poi abbassata a 5 mila, a «rate» di mille al mese. Brunetti fu poi arrestato, ma al suo posto subentrarono gli esponenti del clan avversario, i Mazzarella che avevano dato a Gennaro Catapano in gestione la zona. Anche quest’ultimo pretendeva il «pizzo» dal chiosco e lo ottenne. Fino a quando i due fratelli, sfiniti, hanno chiuso e si sono rivolti alle forze dell’ordine raccontando per filo e per segno quello che erano stati costretti a subire.

«Denunciate, e’ l’unica strada possibile. Quando si ha il coraggio di fidarsi della magistratura e delle forze dell’ordine ci si libera della morsa. Recatevi in commissariato, in questura e denunciate», e’ l’appello di Luigi Rinella, capo della Squadra Mobile partenopea. E a Nicola Brunetti che diceva alle sue vittime che il quartiere era «di sua proprieta’», Rinella ribatte: «Se fosse qui davanti a me gli direi che non e’ cosi’. e che il rione e’ dei commercianti e dello Stato».