Mario Fabbrocino e Biagio Cava

Il racconto di un affiliato al clan di San Giuseppe Vesuviano, intercettato dagli 007 dell’Antimafia

Un affiliato di rango al clan Fabbrocino – organizzazione criminale che ha la sua base storica a San Giuseppe Vesuviano, ma che è radicata nell’intero comprensorio nolano – viene intercettato mentre parla con un commerciante, a cui fa alcune confidenze relative al passato, agli anni che ha trascorso in prigione. A un certo punto, la conversazione cade sul traffico di sigarette di contrabbando, e su quando, l’affiliato, da giovane, si trovava in prigione, nella stessa cella con Mario Fabbrocino (alias ’o gravunaro, capoclan deceduto nell’aprile del 2019) e  Biagio Cava (al vertice per anni, dell’omonimo clan di Quindici, e morto in seguito a complicazioni del suo stato di salute, a novembre del 2017). Stando al racconto del camorrista, «Mario Fabbrocino, all’epoca, fumava le HB (marca tedesca di sigarette, ndr), invece adesso fuma le Merit».

Il piano / L’assalto all’ospedale per
far evadere il boss Mario Fabbrocino

«Quando stavamo in carcere insieme – continua il racconto dell’affiliato – io, Mario e Biagio Cava, fumavamo molto, mangiavamo e giocavamo a carte». Nella discussione che il boss intrattiene con il commerciante, si inserisce anche una terza persona che afferma: «Comunque stavi in cella assieme a persone che conoscevi».

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E l’affiliato risponde: «Quelli erano compagni (ovviamente parlando di Mario Fabbrocino e di Biagio Cava, ndr)… compagni in carcere, compagni in libertà… compagni assieme, siamo compagni dal ’70». La conversazione poi si concentra sul ritorno in libertà di un parente di Mario Fabbrocino, finito «in carcere – afferma l’affiliato al clan di San Giuseppe Vesuviano – per una cosa banale, ha pagato giudiziariamente per aver fatto un piacere».